Cultura

La “vergogna” Acquese!

La “vergogna” Acquese!

Nelle scorse settimane si parlava di “visibilità” da dare alla nostra città attraverso i ritiri delle squadre di calcio, il ritorno di immagine ottenuto attraverso le più importanti “testate giornalistiche”, si sarebbe parlato di Acqui, delle sue Terme, delle proprietà curative delle nostre sorgenti… invece per colpa di un gruppo di deficienti ci facciamo conoscere in tutt’Italia!
Due ragazzi 17enni, uno acquese e l’altro di un paese vicino sono stati denunciati per istigazione a delinquere  e lesioni ai danni di un richiedente asilo. L’episodio è avvenuto l’8 agosto, ma si è scoperto solo dopo la diffusione del pestaggio, per lo più gratuito, su Facebook.
Video dove si vede chiaramente il volto dell’aggressore, l’incitamento di chi sta riprendendo la scena e l’indifferenza di chi si trovava intorno.
La vittima, un ragazzo di colore, viene insultato, provocato e, nonostante abbia cercato di non reagire, viene spintonato e infine sollevato e sbattuto violentemente a terra sbattendo la testa.
Se la caverà con un trauma cranico e la prognosi di cinque giorni, ma poteva finire in tragedia. L’episodio è accaduto in pieno giorno, in corso Roma davanti al Comune, nel filmato si vede transitare un camion mentre viene spintonato, e dove poi è stato sbattuto vi sono pure i gradini della fontana che, se colpiti avrebbero potuto causare l’irrimediabile!
Il video è diventato in poco tempo virale sui social network, e i due minorenni sono stati denunciati alla Procura dei minori di Torino; i commenti di disappunto e di condanna su Facebook si sono moltiplicati. Nonostante le scuse (forse suggerite) pubblicate dal “protagonista” sulla propria pagina, i commenti, gli insulti, e anche qualche “promessa” di lezione sono continuati per giorni.
Ma tra le righe c’era anche qualche “amico” che provava a sminuire, a difendere l’indifendibile, a cercare una “ragione”, a tentare di coinvolgere l’educazione, la famiglia.
La strafottenza, il pensare di essere “figo”, di apparire a tutti i costi può portare però a conseguenze irreparabili!
Tra i bambini o i ragazzi, si creano facilmente dei gruppetti in cui c’è tendenzialmente chi si pone in una posizione di leader e chi invece in una di gregario, in base al tipo di temperamento, attitudine e di educazione ricevuta.
Essere un leader, però, non significa essere un prepotente o un bullo: spesso, tuttavia, si confonde la leadership con la prevaricazione, mentre è importante che gli adulti in primis conoscano bene la differenza per riuscire a cogliere precocemente i primi campanelli d’allarme ed eventuali dinamiche pericolose.
In un gruppo, c’è chi si integra di più e chi di meno, chi è più estroverso e chi introverso, chi è più competitivo e chi meno e questo è normale, i bambini e i ragazzi non sono tutti uguali, hanno un temperamento differente e all’interno del gruppo ciascuno di loro tende a ricoprire una posizione diversa.
La leadership può essere positiva, se viene insegnata bene ai ragazzi, anche a scuola, come ad esempio nelle attività sportive o nei lavori di gruppo, dove c’è un leader che trascina e coinvolge tutti i membri, con l’intento di raggiungere un obiettivo concreto. Un leader positivo è colui che ha più carisma e spirito d’iniziativa, è un trascinatore ed è in grado di dirigere e sostenere il gruppo verso un traguardo che può essere, ad esempio, prendere una buona valutazione ad un compito oppure vincere una gara.
Quando, invece, il gruppo si allea intorno ad un “capetto” che utilizza le sue caratteristiche individuali, il temperamento e la forza, per spadroneggiare, per intimorire e approfittare degli altri si inizia a parlare di prevaricazione dove non c’è più un obiettivo concreto, se non quello di schiacciare l’altro, solitamente colui che è più introverso, sensibile, poco spigliato, che si vergogna e si imbarazza facilmente.
Il problema sussiste quando all’interno del gruppo si vengono a creare delle dinamiche più subdole in cui qualcuno inizia a subire gli atteggiamenti e i comportamenti di coloro che, per prevalere, fanno di tutto, arrivando perfino a calpestare gli altri.
Già dalla scuola primaria può capitare che un gruppo di bambini inizi ad escludere qualche compagnetto, anche con frasi come “tu non giochi con noi”, “sei brutto”, mentre alle scuole secondarie possono comparire tra gli adolescenti battutine e prese in giro verso chi magari è più introverso: “ecco che non parla”, “tanto sta zitto”, oppure può scattare l’estromissione verso chi ha caratteristiche ritenute diverse, è meno alla moda o è il più bravo a scuola. Se, in un primo momento, possono sembrare “bambinate” o “ragazzate”, è sempre bene osservare e approfondire. Queste battutine, fatte ogni giorno, possono provocare sofferenza e andare ad intaccare l’autostima di bambini e ragazzi che, se già in una condizione di fragilità, subiscono senza essere in grado di rispondere o reagire.
Certe dinamiche possono essere dei precursori al bullismo per cui è necessario rompere subito la catena delle prevaricazioni. Chi subisce, a lungo andare, inizierà a vivere la scuola o il gruppo di coetanei non più in maniera positiva: “vado a scuola, non sono accettato e integrato, vivo sempre nel timore che magari, non oggi, ma magari domani, mi faranno qualche battuta o mi prenderanno in giro”.
Se si strutturano i ruoli e la dinamica diventa ripetitiva, non c’è un confronto alla pari, c’è chi attacca e chi subisce e non è in grado di reagire, ecco comparire all’interno del gruppo il bullo, i sostenitori e la vittima.
Il sindaco Lorenzo Lucchini ha sporto le scuse a nome della città alla vittima, e ha dichiarato che il Comune si costituirà parte civile nei confronti dei colpevoli per il grave danno di immagine creato alla Città!
Auspichiamo che richieda un risarcimento danni da commutarsi magari in lavori socialmente utili (magari la pulizia del Medrio) oppure ne rispondano in solido i genitori. Lavorando avranno modo di riflettere seriamente  sulla gravità del gesto, le scuse sulla pagina di Facebook sono state tardive e forse solamente “suggerite”!
Pubblicato in Cultura

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