Cultura

Marc Chagall: Il Colore dei Sogni

Marc Chagall: Il Colore dei Sogni

Marc Chagall: Il Colore dei Sogni

La 46a edizione dell’Antologica acquese offre l’occasione di presentare una selezione di opere realizzate da uno dei più grandi Maestri del ’900: Marc Chagall (1887-1985). L’Artista, di origine russa ed ebreo, ha trascorso gran parte della sua vita in Francia, prima a Parigi poi in Provenza, ed un periodo a New York, per sfuggire alle persecuzioni razziali. Pur avvicinandosi alle tendenze del periodo, dal cubismo al surrealismo, ha comunque sempre mantenuto una sua personalissima ed inconfondibile cifra, caratterizzata da accesi cromatismi ed oniriche visioni, riuscendo nelle sue opere a far convivere e ad armonizzare questi due elementi in una sintesi magica ed irripetibile.

Aspetti che ritroviamo, insieme ad altri elementi, storici e religiosi, nelle opere in mostra. Il percorso espositivo, che si snoda attraverso cinque sale, presenta alcuni significativi dipinti, quattro serie di opere grafiche ed alcune ceramiche. La prima opera, lo splendido Visions de Paris (1953), vede Chagall creare un «collage pittorico» di elementi a lui cari, giustapposti alla notte parigina. In particolare, la Senna pare tramutarsi in una coppia di amanti distesi. In Grand bouquet sur fond gris (1970) viene, invece, proposto il tema del bouquet e degli amanti collocato, attraverso l’utilizzo dei blu, in un’atmosfera quasi notturna. Nel terzo dipinto, LʼInspiration (1978), l’artista ritrae un pittore che pare guidato dalla Musa, mentre sullo sfondo, chiaramente parigino, volteggiano alcune figure del suo inconfondibile immaginario.

In Le Rêve (1980) l’artista pro- pone un paesaggio notturno, nel quale, in un’atmosfera intima, spirituale ed onirica, due amanti , immersi nei toni del blu profondo, si abbracciano quasi illuminati da vivissimi elementi costituiti da sovrastanti variopinte composizioni floreali. Infine, nell’ultimo dipinto, Deux Têtes (1966), Chagall abbandona la forza dei suoi tipici sfondi e dimostra come le sue figure, tracciate con rapidi gesti di colore, sappiano «cantare» anche sul muto bianco della carta. L’esposizione prosegue con due ceramiche: Amoureuse (1952) e Abraham et les Trois Anges (1950).

La prima gioca sul bianco del materiale che assume i contorni di donna per perdersi nei blu e nei verdi dello sfondo, mentre la seconda riprende la visita degli Angeli ad Abramo, tema che Chagall ha più volte rivisitato in pittura. La mostra si conclude con una panoramica sulle incisioni sacre e profane dell’Artista. Non è infatti da considerare secondaria la sua attività grafica, spesso destinata ad illustrare importanti edizioni; anzi essa costituisce un importante elemento utile alla interpretazione della sua poetica. Una produzione alla quale l’Artista ha destinato molto tempo e molta attenzione, ottenendo apprezzabili risultati. Attività iniziata già nel 1916/17, quando al Nadezhda Dobitchina Bureau d’Art di San Pietroburgo espone le prime illustrazioni di libri e giornali, e proseguita con diverse realizzazioni e con numerosi riconoscimenti, come quello ricevuto nel 1948, quando alla XXV Biennale di Venezia gli viene dedicata un’intera sala e gli viene assegnato il premio d’incisione.

Le litografie che compongono The Story of Exodus (1966), veri e propri «dipinti incisi», testimoniano l’abilità di Chagall nel mescolare temi intimamente ebraici e biblici con una visione più umana e universale di «salvezza».
In Les Ateliers de Chagall (1976) le 24 opere ripercorrono, in un cammino intimo e suggestivo, la straordinaria carriera artistica di Chagall. Il percorso espositivo prosegue con The Tempest (1975) in cui l’artista si confronta con il dramma di Shakespeare. Infine, in Et Sur la Terre (1977) troviamo uno sguardo lucido e narrativo sugli orrori della Guerra Civile Spagnola. Le 118 opere in mostra spaziano quindi dalla pittura, dove sono presenti le sue più ricorrenti icone come gli amanti abbracciati, i richiami a Parigi (con l’inserimento della torre Eiffel), le composizioni floreali, e dove vengono esaltate le capacità di Chagall nell’uso e nella combinazione dei colori (particolare la scelta del blu), alle ceramiche che fondono magnificamente una pratica antica con i temi inconfondibili dell’Artista, fino alla grafica, dove la mano alterna a foreste di segni alla maniera di Rembrandt, tavole che per la qualità del colore appaiono come «incisioni dipinte».

La mostra, organizzata, con la collaborazione di The Art Company di Pesaro nelle sale di Palazzo Saracco, opportunamente allestite ed attrezzate, verrà inaugurata venerdì 14 luglio alle ore 18,30 e terminerà domenica 3 settembre osservando, per tutti giorni di apertura, il seguente orario: dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 22,30.

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