sabato 20 Aprile 2024 - Anno 33

LIBERTA’ DI PENSIERO DI PAROLA E DI ESPRESSIONE

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Ma esiste davvero in  una democrazia ed in che misura?
LIBERTA’ DI PENSIERO DI PAROLA E DI ESPRESSIONE

In un Paese che si definisce da sempre civile, ed in una democrazia con solide radici, la prima di tante libertà dovrebbe essere quella di poter esprimere liberamente e serenamente le proprie opinioni, quando queste non siano viatico di violenza, di istigazione ad azioni criminose o contrarie ai principi del corretto buon vivere comune.
Già nell’ottocento illuminati filosofi asserivano che la libertà di ciascuno di noi termina, o meglio, ha ragione di espandersi, sino a quando non va ad invadere l’altrui spazio di libertà. Pertanto nessuna idea, nessun scritto, nessun discorso dovrebbe trovare opposizione e dura critica, se non scontro, con chi o coloro che queste idee e queste esternazioni non condividono.
In una società come la nostra che gradualmente si sta proiettando verso una multi etnicità, non sempre cercata o liberamente voluta, ma spesso subita, tale prerogativa sta pericolosamente assottigliandosi per lasciare posto a preoccupanti compromessi e teorie che, seppur potrebbero avere una loro motivazione, discutibile o meno, non possono “imporsi” in virtù di una qualche “superiore visione” dell’attuale società più incline a lasciar correre ed a giustificare sempre e comunque qualsiasi azione anche se criminosa od offensiva nei confronti di chi in questa società è nato, è stato educato ed è cresciuto.
Recentemente è uscito un libro scritto da un ormai famosissimo e vituperatissimo, da una certa parte politica, Generale del nostro Esercito. Leggere con attenzione e senza preconcetti quelle pagine, condivise o meno che siano, va a formare il quadro di un disagio per certi versi percepito ed anche condiviso da una buona parte della popolazione italiana.
Ora il fatto che questo scritto sia opera di un alto grado del nostro Esercito, ha scatenato le ire di una certa parte politica sia di opposizione che di maggioranza, andando a “punire” chi, come militare non dovrebbe essere tenuto ad esternare un proprio pensiero, un proprio modo di rendere fruibile a chiunque la propria esperienza, come in un tempo ormai lontano facevano i genitori, papà e mamma , con i figli, raccomandando loro di far sempre far bella figura alla famiglia sia  a scuola che nel rapporto con gli altri.
Ci sono, ed è pur vero, delle limitazioni giustamente messe nero su bianco per determinate azioni che al mondo militare sono precluse, ma è anche facile comprendere che tali azioni non debbono e non potrebbero riguardare il libero pensiero di un cittadino italiano prima che di un militare. Qui da noi negli ultimi anni si tende a cercare una giustificazione per qualsiasi cosa, per il furto, passato spesso come un “necessità per avere quello che manca”, la molestia alle donne passata come segnale di una cultura diversa, per l’occupazione di altrui proprietà, quasi come se l’aver acquistato una casa costituisse offesa nei confronti di chi o coloro che questa casa non l’hanno potuta acquistare, me pretenderebbero di averla in uso a spese di altri che legalmente la posseggono.
Poi lo scippo rientrerebbe nella cultura di una certa parte della nostra società, si preordinerebbe quasi come una necessità di vita, e quindi non indagabile né punibile.
Ed allora torniamo all’inizio del discorso: dove sta l’immaginaria linea di demarcazione tra civiltà, democrazia, anarchia e senso del “tutto permesso? Sta molto distante dal sentire comune, sta vicina a chi comunque lo si voglia giustificare delinque, e si appropria di cose non sue, sta dietro ad un percezione di sicurezza che lo Stato dovrebbe garantire ai suoi cittadini, sta dietro molte altre buone cose che un tempo costituivano il bene ed il sentire comune ed ora si stanno lentamente posizionando in soffitta, sino a quando, con il suo peso, quella soffitta ce la farà crollare addosso.

Pier Marco Gallo

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