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Terremoto: colpe, negligenze e rassegnazione

Terremoto: colpe, negligenze e rassegnazione

Terremoto: colpe, negligenze e rassegnazione

E’ successo di nuovo. E’ come una tragica tassa che periodicamente il Paese o qualche parte di Esso deve pagare. Commozione, compartecipazione, grande spirito di solidarietà, grandi slanci di generosità, poi tutto nel trascorrere dei giorni torna tragicamente come prima. E successo tante volte e le eccezioni sono da contare sulle dita di una mano e qualche dito potrebbe anche essere di troppo. Il “Terremoto di Amatrice” potremmo chiamarlo così stando alla grande risonanza che suoi media ha avuto questa località, con i suoi quasi 300 morti va ad inserirsi ai primi posti di questa classifica delle tragedie nostrane, in questa speciale classifica delle case non sicure dei lavori di ristrutturazione fatti con paca o nessuna avvedutezza, dei grandi interessi che si muovono attorno a queste frequenti disgrazie. Diceva tempo fa un tecnico della Protezione Civile che il luogo più sicuro dai terremoti è il deserto: non montagne, non case, non costoni rocciosi, e diceva altresì questo Tecnico che se mettiamo nel deserto una buca, una sola buca e lasciamo libero un cavallo, questi gli finirà sicuramente dentro. Cosa stava a significare questo paragone? Stava a significare che nel nostro Paese di luoghi sicuri non ve ne sono e stava a significare che noi cittadini e chi ci governa poca attenzione facciamo a dove “mettiamo i piedi”. Adesso si parla di progetti ambiziosi, di programmazioni ad ampio respiro, si parla di scoprire tutte le Italiche “magagne” che hanno provocato morte e distruzione e che nel tempo, allontanando gli anziani dalla loro quotidianità, provocheranno ancora, purtroppo, tanti decessi. In tante altre zone del pianeta Terra una scossa di questa intensità avrebbe, al più, provocato spavento, ma nessun danno né tantomeno feriti e morti, ma nella nostra bella Italia i “borghi” caratteristici con le case datate di un secolo ed oltre sono come le linee ferroviarie a binario unico…abbondano e sono fragilissime strutture spesso rese ancora più fragili da lavori di ristrutturazione eseguiti senza un briciolo di lungimiranza eseguiti pensando al risparmio, al rendere visibile “il bello”, ma non a rendere più solide costruzioni fatte di sassi e legate con materiali poveri. Tornano i volontari i preziosi ed insostituibili Vigili del Fuoco, torna la generosità, tornano le raccolte fondi, le tendopoli che poi diverranno “casopoli di legno”, torna tutto quello che da anni ci è passato sotto gli occhi, tornano tutte queste cose sugli schermi colorati delle tv che anni fa trasmetteva- no in bianco e nero i morti allineati sui poveri marciapiedi dell’Irpinia travolta dal sisma con le persone incapaci di qualsiasi azione se non di stare muti nei loro abiti neri, di stare muti di fronte ad un qualcosa che aveva “tagliato di netto” le loro vite, le loro abitudini, le loro consuetudini giornaliere ed anche la loro dignitosa povertà del prima. Cosa è cambiato da allora? Poco si potrebbe dire, poco o nulla. Si, i soccorsi sono più immediati e massicci, l’attenzione verso le popolazioni colpite è maggiore si cerca di trovare le migliori sistemazioni, ma la radice del problema rimane invariata: non si previene, non si ragiona sul lungo termine, non si ragiona sullo spendere oggi per non dover domani spendere molto di più e “portare a casa morte e distruzione”, I Geologi, questi “oggetti misteriosi” molto preparati, ma inascoltati vanno predicando da decenni cosa si dovrebbe fare e come, ma la politica ed una buona parte di noi crede sempre che quello che prospettano non accadrà proprio qui dove ci troviamo ed allora è meglio lasciare le cose come stanno, rifare i tetti delle case con solai e strutture sovrastanti in cemento armato poggiando il tutto su mura di pietra che al primo modesto scrollane ci verranno giu. Sarà questa la volta buona? Sarà questa finalmente non la solita “comparsata benevola” delle Autorità, ma finalmente una presa di coscienza delle problematiche, sarà questa la volta dove si prenderà in seria considerazione il territorio con la sua fragilità, con il suo sfrutta- mento selvaggio che ci regala anche alluvioni, frane e morti, sempre morti da piangere e da far vedere in tv, con le loro belle foto di face- book e le loro tristi storie di persone strappate alla vita quasi senza che se ne rendessero conto, quasi senza che fossero a conoscenza di questo altro modo di morire che è diverso dai tumori, dagli incidenti stradali, dalla mala sanità, dalla rapina selvaggia e brutale. E’ un modo di morire che sarà necessario curare al più presto costi  quel che costi che bisognerà inserire in cima alle priorità lasciando da parte la montagna di soldi che si spendono per altre cose e lasciando da parte gli “Sciacalli” tutti gli sciacalli, che non sono solo quei disgraziati che vanno a rubare nelle case dei terremotati e dei morti, ma anche tutti quelli, e sono tanti, che da queste disgrazie sanno di poter trarre profitto sia a livello personale che a livello di gradimento politico, si anche di questo gradimento, lasciando che qualche lacrima si faccia strada al momento giusto e nel posto giusto, salvo poi non fare nulla per iniziare un percorso di rinascita che è poi la vera più alta forma di rispetto per chi di sisma muore. Non vorremmo e non vogliamo apparire cinici o peggio ancora “populisti” come oggi viene tacciato chiunque si esprime direttamente ed al di fuori dal coro. Noi abbiamo ancora nelle orecchie le parole di Sandro Pertini quando anni fa, da Presidente della Repubblica si recò sul luogo dell’ennesimo terremoto e si arrabbiò di brutto nel vedere le cose come stavano e quello che si stava facendo. Ma quel grande Uomo alla vista molte persone o politici di oggi potrebbe forse apparire un poco “populista” e quella “arrabbiatura” ,alla fine, ha lasciato le cose esattamente come prima…e adesso? Staremo a vedere ed a sperare. Noi “populisti di oggi”.

Pier Marco Gallo

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