domenica 1 Marzo 2026 - Anno 35

LA TRAGEDIA DEL “LE CONSTELLATION” A CRANS MONTANA

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Prendiamo a prestito, non senza commozione, il titolo di un film del 1955, “Gioventù bruciata” appunto che, protagonista James Dean, narra il disagio giovanile di un ragazzo che, dopo essersi trasferito con la famiglia in un’altra città, conosce nuove persone con le quali crea una specie di famiglia alternativa alla sua, contro un mondo  incapace di comprenderlo. Finale tragico con la morte di un altro giovane durante una dissennata gara con le auto e, nella realtà, anche fine tragica del protagonista della pellicola.
Venendo ai giorni nostri ci spostiamo a Crans Montana, in Svizzera, piccola cittadina  montana famosa per le sue piste da sci sulle quali si disputano gare della Coppa del Mondo ed anche luogo preferito di persone molto “in”. La tragedia si è consumata nelle primissime ore di questo 2026 nel “Le Constellation” locale molto frequentato specie da giovani provenienti da molti Paesi europei e, naturalmente, da molti italiani.
Il dramma avviene nel locale inferiore, un seminterrato con scarse vie di fuga e stracolmo di giovani, anzi giovanissimi, riuniti per il Capodanno.
Le cronache hanno descritto con dovizia di particolari quanto è accaduto e quanto distruttivo sia stato l’incendio causato dalla pannellatura insonorizzante e presumibilmente non ignifuga del locale.
Ma ciò che, a mente un poco più fredda, ci preme sottolineare non è tanto la casualità dei fatti, quanto la mancata presa di consapevolezza di tanti giovanissimi che quel principio di incendio sarebbe stato letale e velocissimo nell’espandersi. Prova ne sia che molti ragazzi anziché fuggire continuavano a ballare ed a filmare il fatto con il telefonino.
Pochi secondi ed una fuga veloce dal locale avrebbero diviso la vita dalla morte, la vita da tante terribili ustioni che ad ognuno di quei giovani avrebbero segnato per sempre la vita.
Lungi da noi tranciare sentenze “del dopo”, ma appare chiaro che, comunque, un minimo di sicurezza e di personale ad essa addetto, mancava completamente, come completamente assenti erano impianti di spegnimento e vie di fuga degne di tale nome.
Ma su questo indagherà la magistratura competente e gli organismi preposti.
Il paragone con il film del 1955 non è stato casuale e rappresenta due mondi che, forse, non sono lontanissimi l’uno dall’altro: i giovani e la loro percezione del mondo in cui si trovano. Se oltre 70 anni fa il disagio era forse percepito come l’impossibilità di uscire dal mondo in cui si viveva, oggi questo mondo sta spalancando, anche troppo, le sue porte a giovani e giovanissimi, attratti da molti ”Paesi dei Balocchi” di “pinocchiana memoria”, Paesi in cui  tutto diventa possibile ad ogni età senza limiti di orari, senza la necessaria esperienza, spesso “bruciando le tappe” di una vita ancora tutta da costruire con esperienze graduali e con tutta una libertà che, negli anni passati, molto passati, si conquistava giorno per giorno, esperienza dopo esperienza, piccoli errori subito “rimarcati” dalle famiglie o dagli “adulti” come erano chiamate e rispettate le persone di una certa età, familiari compresi.
Chi come noi, oltre agli anni già vissuti nel lavoro prima e nella Protezione Civile poi, è venuto a conoscenza delle più elementari regole di comportamento nelle più svariate situazioni di pericolo, presunto o reale, sa che ogni cosa, anche la più banale potrebbe nascondere un pericolo e sa che in queste circostanze è bene sapere come e per dove muoversi nel minor tempo possibile. Tutte cose che, purtroppo, questi giovanissimi non conoscevano, tranne i pochissimi che, intuito il pericolo, si sono affrettati a  raggiungere l’uscita ed a salvarsi. Oltre allo scarso ed inefficace personale del locale vi era, fortunatamente, anche qualche adulto, che accompagnava i figli e qualche padre accorso immediatamente appena avuto sentore della tragedia che si stava consumando. E molte vite, da queste persone, sono state salvate.
Abbiamo sentito dire con grande stupore, poche ore dopo la tragedia, che questo fatto non avrebbe dovuto “modificare” la vita dei giovani, privarli della loro libertà e del loro modo di essere. Ne prendiamo atto, ma crediamo che di riflessioni se  ne dovrebbero fare e davvero molte, non per privare i nostri giovanissimi della loro libertà, ma per consentirgli di vivere, di crescere e, si spera, di fare le loro esperienze.
Tutto questo si collega anche alle numerose “bande giovanili” che nel recente Capodanno hanno fatto “razzia” in molte città distruggendo locali, nel corso di risse furibonde e senza alcun controllo da parte di nessuno.
La gioventù è una bella cosa e da giovani si crede di avere il mondo in  mano, si crede che i “grandi” non capiscano niente, come in quel film del 1955.
Ma non è così ed ora, purtroppo tragicamente, è forse  tardi per porvi rimedio, sia nelle periferie abbandonate a se stesse delle grandi città, che nella possibilità di essere lasciati soli in luoghi che non sanno davvero dove sia la sicurezza di chi li frequenta.
Qui da noi non sarebbe successo, ed è forse vero, poiché da tempo abbiamo preso severe misure dei nostri passati errori, abbiamo capito che il divertimento non deve essere accomunato al rischio e si è agito duramente su questa strada, anche se a volte qualcosa è sfuggito, di dimensioni non tragiche come a Crans Montana, ma è sfuggito.
Oltre ai ceri, ai mazzi di fiori, ai pupazzi, alle lacrime ed al dolore immenso delle famiglie dei ragazzi morti questo accadimento potrà suonare da monito?
Saprà limitare i comportamenti? Potrà costituire per giovani e giovanissimi un’esperienza capace di farli riflettere sul fatto che la vita si costruisce negli anni, tappa dopo tappa, crescita dopo crescita, in un percorso di vita il più sereno possibile, senza l’ansia di diventare troppo preso “grandi”?.
Se da questo fatto si potrà prendere insegnamento, sarà il più grande omaggio da portare ai giovani che in questo inizio 2026 ci hanno tragicamente lasciato.

Pier Marco Gallo

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