giovedì 5 Febbraio 2026 - Anno 35

TORINO – NISCEMI: Due eventi annunciati e solo in apparenza slegati tra di loro

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Molte delle cose che accadono, sia gli eventi naturali legati a frane, terremoti o inondazioni che quelli provocati dalla violenza scatenata per vari motivi, hanno un fattore comune “l’essere umano” e la sua imprevedibilità, nel bene e nel male.
Spesso nel Bel Paese si interviene a cose fatte, lo si è visto nelle inondazioni, nelle frane di grandi o piccole dimensioni ed anche nella gestione di questa Italia che bene o male si “arrabatta” cercando di risalire la china dei decenni di “tirare a campare”. Sabato 31 Gennaio, a Torino, un corteo di manifestanti contro la decisione del Governo di chiudere il Centro Sociale di Askatasuna, che da decenni occupava un edificio pubblico, ovviamente senza pagare il dovuto al Comune, si è trasformato in una pesante devastazione urbana ed una rivolta contro le Forze dell’Ordine chiamate a “contenere” eventuali e prevedibilissimi attacchi da parte delle solite “forze” che da anni si infiltrano nei cortei e devastano qualsiasi cosa venga loro a tiro, come fatto per anni in Valle Susa da questi stessi personaggi che vestivano, nell’occasione, i panni dei “NO TAV”. Risultato: oltre 100 rappresentanti delle Forze dell’ordine feriti’ una diretta della brutale aggressione ad un Poliziotto che per fortuna, nonostante gli sforzi non sono riusciti ad eliminare. Devastazione urbana ed a locali privati ancora difficile da quantificare ed una città, per ore, preda di una vera e propria guerra. Risultato finale tre arresti ed una decina di riconoscimenti di questi “incappucciati” infiltratisi nel Corteo tra l’indifferenza generale. Poi, nei giorni successivi, anche dei miseri tre arrestati uno è ai domiciliari e due sono stati rimessi in libertà con il “ridicolo” obbligo di  firma, da chi, comodamente assiso su una poltrona, doveva decidere delle loro colpe. La politica e le Autorità, al di la delle dovute parole di circostanza hanno saputo, ancora una volta, dividersi e sotto certi aspetti, da qualche parte, giustificare quanto accaduto. E siamo al punto di prima e di sempre. Se le Forze dell’Ordine vengono chiamate a “contenere”, ma non hanno gli strumenti per farlo allora sarebbe meglio lasciarle a casa. Se si vogliono evitare le violenze si debbono porre in essere “Regole d’Ingaggio” atte a poterlo fare. Per chi non avesse dimestichezza con i termini, per “Regole d’Ingaggio” si intende quell’ambito di “uso della forza” nel quale le Forze dell’Ordine possono muoversi ed il temine “contenere” in questi casi è assolutamente inidoneo allo scopo. Cerchiamo di lasciare da parte le discussioni politiche o meno che ne sono seguite, perché spesso si ha l’impressione che, tranne pochi casi, si tratti di “aria fritta” di prese di posizione di “se e di ma” di comodo  che ignorano la vera sostanza del problema e cioè che le Forze dell’Ordine, non avranno mai alcuna capacità di fermare queste violenze se le cose non cambiano e, soprattutto, se non si riesce o non si vuole andare a ricercare chi manovra questi poveri “burattini a batteria”. E qui chiudiamo lasciando alla coscienza di ognuno trarre le conclusioni.
Per la povera Niscemi, oggi in provincia di Caltanisetta, la storia ci narra che questa località di poco più di 24.000 abitanti, sorge su un altopiano a 332 metri s.l.m. su terreno argilloso miocenico ricoperto da un ampio mantello di sabbie pleoceniche. La presenza di insediamenti umani si riscontra già tra il III° ed il II° millennio prima di Cristo.
La storia meno lontana ci narra che nel 1790 il terreno a Sud del centro abitato fu interessato da un violentissimo rivolgimento tellurico di paurose proporzioni, caratterizzato dall’insorgere di miasmi caldi e dalla creazione di un piccolo cono vulcanico. Il tutto ebbe la durata di ben otto giorni.
Recentemente, nel 1997, si verificò un evento franoso  fortunatamente senza vittime, ma che fu causa del danneggiamento di decine di edifici.
A partire dal 25 Gennaio scorso il centro abitato è interessato da uno del maggiori movimenti franosi mai verificatesi prima in Italia della lunghezza di 4 chilometri ed una altezza sino a 55 metri.
Lo scopo di questa lunga dissertazione sarebbe, a nostro modesto avviso, quello di far comprendere che i fatti di oggi hanno una radice molto profonda e documentata. Ma questa radice è stata sempre ben tenuta nascosta se i fatti di oggi sembrano essere guardati quasi con stupore e rassegnazione cercando, comunque, un colpevole tra le Autorità specie quelle regionali. La “mente corta” ha portato, negli anni a fregarsene delle storia e continuare  a costruire laddove non si doveva e, soprattutto dare “permessi di costruire” invece di spostare gradualmente il paese, anzi la città, verso terreni più sicuri.
Anche qui se la natura aveva dato i suoi segni, l’uomo li ha ignorati proseguendo nel suo cammino su un terreno dove nulla poteva essere costruito.
Ecco le due similitudini che hanno sempre l’uomo alla base: da una parte la volontà quasi certa di lasciare che un qualcosa potesse accadere per un qualche vantaggio di qualcuno e dall’altra il voler ignorare su cosa si stava camminando ed a che rischio si è messa tutta la gente che, forse, ignorava la storia antica e recente della città. Grazie per essere arrivati sin qui e grazie se qualche riflessione, come per chi scrive, l’avrà fatta fare.

PIER MARCO GALLO

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