sabato 11 Aprile 2026 - Anno 35

IRAN VS USA/ISRAELE

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Continua una guerra che a livello economico potrebbe essere drammatica

In questo periodo pasquale che in altri anni celebrava il ritorno alle vacanze, il ritorno delle lunghe giornate “dell’ora legale”, il ritorno alla vita all’aria aperta, anche se la maggior parte della gente continua ad andare in vacanza ed a divertirsi, di cose importanti e per niente positive nel mondo ne stanno capitando parecchie anche se ancora, in molti, sembrano avere  avere poca percezione di cosa sta capitando da poco più di un mese.
Ci riferiamo al conflitto in corso tra gli Stati Uniti di Donald Trump con il governo israeliano da una parte e l’Iran con i suoi gruppi terroristici satelliti dall’altra. Una guerra fatta di droni, missili ed altri svariati “oggetti volanti” portatori di esplosivo e bombardamenti su vaste aree di questa sfortunata parte del modo da decenni in lotta contro qualcosa o qualcuno. La paventata distruzione della dirigenza “teocratica” iraniana benchè avvenuta non ha portato i risultati sperati perchè questo regime attua la tattica di “se è morto un capo se ne fa un altro” nell’ottica che non è la persona , ma l’idea che prevale su tutto.
E poi la feroce repressione di ogni  insurrezione anche se non eccessivamente violenta, ha forse smorzato l’ardore di tanti giovani che sicuramente volevano un cambiamento ma, ad oggi, non hanno la forza per poterlo realizzare stante la brutalità del potere centrale attraverso i Pasdaran “Corpo delle guardie della rivoluzione” o anche “Guardiani della rivoluzione stessa” che a fronte della non visibilità del nuovo Ayatollah Mojtaba Khamenei, si sono assunti il compito di reprimere il contrasto interno e far fronte per ora, si potrebbe dire con successo,  agli attacchi delle forze Usa/Israeliane che non riescono a prevalere.
Vi sono  nell’area che va dalla parte meridionale del Mar Rosso sino allo stretto di Hormuz, gran parte degli interessi economici mondiali. In queste due aree transita da una parte il 12% e dall’altra il 20 % del petrolio mondiale. Non una cosetta da poco se si considera che questa percentuale interessa prevalentemente i Paesi europei.
Lo Stretto di Hormuz è un braccio di mare lungo circa 60 km e largo 30 confinante con Iran Oman ed Emirati Arabi e che divide la penisola arabica dall’Iran. Alcuni trattati tra questi Stati ne regolavano il traffico ed il transito delle petroliere, ma dopo pochi giorni dall’inizio del conflitto l’Iran ha “ufficialmente” chiuso questo braccio di mare colpendo le petroliere che tentavano il passaggio e lasciando libero transito alle petroliere di paesi “amici”.
Tutto questo è stato possibile grazie all’enorme potenziale iraniano di droni e missili a media lunga gittata che hanno da subito, colpito tutti i Paesi del Golfo, rendendo purtroppo quasi impossibile l’estrazione e lo stoccaggio del greggio.
Il risultato è stato sin da subito quello di far “lievitare” il prezzo di gasolio e benzina e, conseguentemente di mandare in perdita gran arte delle Borse mondiali. Altra cosa non da poco. Quindi se da una parte l’Iran controlla la via del petrolio sullo Stretto di Hormuz, dall’altra il suo “satellite” Huthi, Gruppo armato dello Yemen  in prevalenza Sciita Zaydita nato negli anni ‘90, controlla gran parte dello Yemen Meridionale  e l’accesso al Mar Rosso. Questi “Partigiani di Dio” largamente riforniti di soldi ed armi dall’Iran, dal 2014 controllano gran parte dello Yemen Settentrionale, compresa la Capitale .
In conclusione, nonostante i molti “proclami” da una parte ed all’altra la situazione si fa sempre più grave ogni giorno anche perchè la “speculazione” non si è fatta attendere ed ha provveduto da subito ad innalzare i prezzi dei carburanti acquisendo enormi profitti.
Se al più presto non si saprà porre fine a questo conflitto con una pace che qualcosa almeno garantisca, per l’Europa, sempre più piccina, e molti Paesi del mondo, si prospetteranno tempi davvero duri.

Pier Marco Gallo

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