mercoledì 5 Agosto 2026 - Anno 35

ACQUI E’ ANCORA TERME?

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Una grande risorsa che si sta perdendo: ACQUI E’ ANCORA TERME?

Parlare della città in cui si è nati e si vive da anni non è semplice perché si rischia il più delle volte di urtare qualcuno o qualcosa, ma giunti a questo punto, per quanto riguarda il lato “termale” della nostra città delle riflessioni sembrerebbero essere d’obbligo.
La parola “Terme” era stata aggiunta al nome della città con DPR n° 341 del 16 Marzo 1956, anni in cui il termalismo ed anche la piscina più grande d’Europa ad acqua termale, erano il vero “fiore all’occhiello “ della città con la sua “Bollente situata nell’omonima centralissima piazza.
Negli anni successivi il felice connubio tra la politica locale  ed altri attori a svariati livelli, aveva consentito il fiorire turistico della città, in modo tale che le numerose richieste di maggiore industrializzazione erano state bocciate perché la città era e doveva essere turistica.
Comunque anche una industrializzazione “leggera” aveva trovato il giusto spazio con prodotti di qualità quali la Kaimano, Gamondi, Giuso, Beccaro, Tacchella Macchine, Le Bobine per la Fiat, la Vetreria poi Borma, la Fonderia, le Fornaci, i Surgelati e Pompe Garbarino, tanto per citare a mente quelli che la nostra memoria ricorda. E ricordiamo che, in nome della “Terme” sarebbe stata rifiutata l’offerta della Michelin di aprire una fabbrica in città. Negli anni a poco a poco come è cessato il suono della sirena che chiamava gli operai al lavoro, anche queste realtà si sono “spente” o localizzate altrove con condizioni evidentemente più favorevoli.  In città ad oggi, se la mente non ci inganna, è rimasto solo “Pompe Garbarino” un colosso a livello mondiale per quanto riguarda principalmente le unità navali sia mercantili che militari.
Il grande patrimonio immobiliare legato alle “Terme” è stato, negli anni, gradualmente messo da parte  e lasciato in mano privata che, come facile prevedere, ha più mirato al profitto che all’efficienza.
Le ultime quote percentuali delle Terme sono state progressivamente “cassate” sia dalla Regione che dal Comune lasciando, come detto più sopra, la porta aperta ai privati.
Errore madornale considerato lo stato odierno delle terme che in questo 2026 ancora non hanno aperto i battenti e, forse neppure lo faranno, lasciando la città priva di una delle sue risorse principali visto che da anni anche le gloriose “Terme Militari”sono in abbandono.
In questo contesto non si tratta di “fare colpe” a questa o quella Amministrazione che negli anni si è succeduta, a questa o quella Presidenza Regionale che non ha saputo indirizzare al meglio questa grande risorsa. Le colpe ci sono state e ci sono sicuramente perché altrimenti non si sarebbe arrivati all’oggi ed altrettanto sicuramente, non sarebbero stati firmati contratti con soggetti privati senza, in essi, porre clausole ben precise  circa le modalità di funzionamento di questo bene, pena la decadenza del contratto stesso.
Dei vari Hotel sia in città con il “Nuove Terme” a 4 stelle, che in zona Bagni con il Grand Hotel Vecchie Terme, il “Regina”, il Carlo Alberto ed il “Roma”, magnificamente ristrutturato, ed altre svariate strutture nulla è più rimasto. Tutto chiuso ed inutilizzato, tutto lasciato all’incuria che la non funzionalità  distrugge.
La prova più tangibile di ciò e la desolata solitudine dell’Area Camper posta subito a sinistra del ponte Carlo Alberto in direzione Visone e il quasi nullo utilizzo del tanti piccoli Hotel di Viale Einaudi.
Il compito è difficile perché la forza del privato è il possedere  tutti gli immobili legati alle Terme e le stesse strutture dedicate alle “cure termali” che  restano inutilizzate visto il risultato dei tanti tentativi messi in atto ed andati a vuoto per farle funzionare.
L’acqua sarebbe, ad oggi, l’unico bene ancora disponibile per la comunità, almeno così parrebbe, ma senza le strutture questa acqua non serve davvero a nulla.
Spiace davvero molto che la nostra città sia arrivata termalmente a questo punto di quasi non ritorno e spiace che negli anni, negli ultimi decenni, questo bene sia stato sottovalutato da molti degli attori che ne erano interessati e che non hanno saputo o voluto tutelarlo.
Crediamo, per chiudere, che la nostra città non si meriti tutto questo, non si meriti una inesorabile decadenza per un bene immenso non tutelato. Non ci saranno colpe ne colpevoli, a questo punto, ma sarebbe opportuno e doveroso che, anche da queste pagine qualcuno avesse la bontà e forse anche il coraggio di spiegare le cose come sono state e come sono a questo punto.
Crediamo che il nostro scritto vada sotto gli occhi di chi qualcosa sa e che, forse, qualcosa potrebbe ancora fare, meritandosi poi, a cose “rifatte”, un posto di prestigio nella storia cittadina.

Pier Marco Gallo

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