Sabato 13 giugno alle ore 18:00 inaugura la mostra personale del pittore Lorenzo Puglisi a cura di Willy Montini presso lo Spazio Arte Bubbio.
Un’esposizione prestigiosa, in cooperazione con l’omonima associazione, che vede la prima collaborazione tra il noto banditore d’aste, mercante e curatore genovese e lo spazio di arte contemporanea bubbiese diretto da Paolo Bonfiglio. L’inaugurazione sarà accompagnata dall’ambientazione sonora dal vivo del giovane compositore e polistrumentista Stefano Panelli, conosciuto anche per le sue sculture musicali. La scelta ricade su Puglisi, biellese di nascita, oltre che per la sua significativa storia espositiva e per la notevole ricerca pittorica che lo
ha portato a mostrare le proprie opere in prestigiosi ambiti quali la Biennale di Venezia e le Gallerie degli Uffizi a Firenze, anche per i suoi trascorsi che lo hanno portato a incrociare più volte il proprio percorso professionale con quello del compianto curatore torinese Luca Beatrice che nello Spazio Arte Bubbio ha ideato e sviluppato la spettacolare mostra di René Mayer nel 2024 dal titolo “Mutazioni furtive”.
I dipinti di Puglisi, caratterizzati dal fondo nero dal quale e sul quale compaiono frammenti anatomici di luce che richiamano le immagini radiografiche e alcune opere del primo periodo conosciuto del pittore inglese Francis Bacon, con riferimento particolare ai lavori attorno al calco del viso del poeta William Blake, portano un suggestivo afflato mistico all’interno delle celle dello spettacolare spazio espositivo, ammantandolo di una profonda ieraticità da cattedrale.
Scrive il curatore Willy Montini: «Sono sempre stato affascinato dalle figure retoriche.
Quegli artifici del discorso parlato o scritto che, con deviazioni rispetto al linguaggio comune, consentono di creare effetti particolari, di vivacità e varietà. Si chiamano figure poi, e già questo significa per me qualcosa di non banale. E,
fra le figure più usate in poesia e letteratura, la mia preferita è l’ossimoro. L’ossimoro consiste nell’accostare due parole, o idee, o espressioni, normalmente inconciliabili. Famoso il “festina lente” tramandato da Svetonio, così come la “felix culpa” di Sant’Ambrogio. Il circuito inatteso del paradosso apparente creato dall’ossimoro, che tanto colpisce ascoltatori o lettori, è stato usato da artisti di ogni tempo, a volte con esiti spiazzanti, straordinari, proverbiali: la “vergine madre” di Dante e la “viva morte o dilettoso male” di Petrarca, la “provvida sventura” di Manzoni e il “naufragar m’è dolce” di Leopardi. E l’“immoto andare” di Montale. Giambattista Vico definì l’ossimoro come la figura che consiste nell’ «affermare di una cosa che essa è quello che non è».
Ogni volta che guardo un quadro di Lorenzo Puglisi penso all’ossimoro.
Anzi, forse meglio, inizio, quasi inconsciamente, a pensare per ossimori: luce scura, movimento immobile, enorme particolare, solitudine affollata, buio
abbacinante, morbida durezza. E vuoto pieno. E quel po’ di stordimento che, inevitabilmente, mi coglie, non so mai bene se sia dovuto agli ossimori che mi confondono o alla pittura di Lorenzo che mi incanta. È una pittura che conosco, perché ho il privilegio di conoscere l’autore e di avere accesso al suo studio. E perché ho letto, e rileggo con piacere ed interesse, ciò che di essa hanno scritto, fra gli altri, Bruno Corà e Mark Gisbourne e Valerio Dehò. Credo di conoscerla, io credo. In realtà quella di Lorenzo Puglisi è una pittura, un’arte, che non conosco affatto. E ciò mi piace, mi affascina, mi stimola. Vorrei chiamare questa consapevolezza la “sindrome dell’ossimoro”. Perché ogni qual volta credo di aver
visto in un quadro qualcosa di leggibile e chiaro, allo stesso tempo sto già cercando qualcosa d’altro, il contrario, che mi sfugge, ma so, sento, esserci. E l’energia ed il senso e lo stupore che ogni nuova opera del pittore Lorenzo mi suggerisce, è quella degli ossimori più azzeccati e sorprendenti del poeta. E poi c’è il nero.
Non posso dire sia il mio colore preferito, ma il nero in pittura mi ha sempre, letteralmente, conquistato. È una cosa in realtà molto personale, un po’ difficile da spiegare. È avvenuto varie volte, spesso, in momenti diversi della vita, da bambino e da adulto, che fossi conquistato di fronte a capolavori di geni immensi e pure davanti ad opere dimenticabili di artisti sconosciuti. Ho vissuto emozioni fortissime con le “Pinturas negras” di Goya e con i “Black paintings” di Reinhardt, ma anche con i neri di Burri e quelli di Tapies. Mi sono incantato davanti alle opere più cupe e scure di Caravaggio e Velazquez, così come di fronte alle incisioni “alla maniera nera” di Kubin o di Morena. E il nero di Lorenzo Puglisi mi rinnova quelle sensazioni. Perché al mio occhio è un nero lucente e profondo che mi obbliga ad indagarlo con insistenza. È un nero che copre quasi tutto ma, incredibilmente ed in maniera quasi subdola vorrei dire, disvela e rivela qualcosa di quasi invisibile. È un nero pieno di senso, tanto quanto quelle forme, quei volti e quelle mani, quelle concrezioni di colori vari e chiari, quelle apparizioni tanto fugaci al mio sguardo, quanto persistenti sulla tela, presenti in ogni quadro di Lorenzo.
Questo nero è un ossimoro. Non so se è il sole nero degli alchimisti o la luce scura degli gnostici, e in realtà non me ne curo e non lo chiedo a Puglisi, ma so che, invece, quel nero mi cattura e quasi mi acceca, come il più vivido e brillante dei colori. E per questo mi affascina, come mi affascinano gli ossimori. Questa parola a me così cara, ossimoro, è una parola italiana dal greco oksýmōron, formato da oksýs «acuto» e mōrós «stolto, folle». A me è sempre sembrata una sorta di magia: il termine che definisce l’ossimoro è esso stesso un ossimoro. Il folle acuto, lo stolto fine. La pittura di Lorenzo Puglisi è insomma, secondo me, un po’ così. È fatta di contrasti, di memoria presente, di amore per l’arte, di lunghe attese e gesti veloci, di pazienza ed ostinazione. È, se mai è possibile definire un’arte visiva con termini usi alla letteratura, una pittura ossimoro. E, forse, bisogna essere un folle acuto per vederla così. Non ne scrivo più. Attendo di poter vedere il prossimo quadro di Lorenzo. Meglio un silenzio eloquente.»
Lorenzo Puglisi nasce a Biella nel 1971 e vive e lavora a Bologna. E’ autore di una ricerca pittorica caratterizzata dall’utilizzo diffuso del nero per creare uno sfondo di buio assoluto: da qui sprigionano fiotti di luce capaci di definire volumi, volti, parti del corpo, come delle presenze catturate in un’espressione o in un gesto, in un percorso verso l’essenzialità della rappresentazione e denso di rimandi alla storia della pittura. Negli ultimi anni la sua ricerca artistica si è concentrata su grandi tele riferite ad opere del passato e filtrate dalla sua iconografia, a cominciare dalla mostra Paintings curata da Mark Gisbourne a Parigi nel 2016. Numerose le mostre personali e collettive in Italia e all’estero, presso il CAC La Traverse a Parigi (2015), il Museo Riso a Palermo (2016), il Pio Monte della Misericordia di Napoli (2017), The Historical Museum di Brema (2017), Villa Bardini a Firenze (2017), il Museo Casa Boschi Di Stefano di Milano (2018), il Kulhaus di Berlino (2019), la Cripta della Chiesa di King’s Cross St. Pancras a Londra (2019), la Sagrestia del Bramante a Milano (2019), la Moore House di Norman Foster a Londra (2020), Il Museo Marino Marini a Firenze (2021). Nel 2019, in occasione della sua mostra personale Il Grande Sacrificio nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, ha esposto un dipinto ad olio su tavola lungo sei metri raffigurante la sua visione del Cenacolo Vinciano, per commemorare il 500esimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci; una monografia sul suo lavoro è stata pubblicata dall’editore tedesco Hatje Cantz (Berlino). Durante Frieze London 2019 ha esposto nella Cripta della Chiesa di King’s Cross St. Pancras a Londra e nello stesso anno il direttore degli Uffizi Dott. Eike Schmidt gli ha commissionato un autoritratto per le collezioni delle Gallerie degli Uffizi. Nel 2020 ha inaugurato una mostra nella Basilica di Santo Spirito a Firenze con uno dei suoi dipinti, Crocifissione, davanti alla crocifissione lignea di Michelangelo.
Nel 2021 ha tenuto una esibizione dei suoi lavori al Museo Nazionale della Lettonia a Riga (Art Museum Riga Bourse) in collaborazione con Le Gallerie degli Uffizi di Firenze che hanno prestato Ritratto di uomo, capolavoro di Jacopo Robusti, il Tintoretto. Nel 2022 è invitato ad esporre i suoi dipinti alla 59esima Biennale di Venezia nel padiglione Arabo Siriano sull’isola di San Servolo, allestendo una mostra intitolata Viaggio al termine della notte suscitando grande interesse di media, critica e pubblico. Nello stesso anno il suo autoritratto è entrato nella collezione delle Gallerie degli Uffizi: l’opera fa oggi parte del nucleo di 255 opere (dal 1400 fino ai giorni nostri) in esposizione nel nuovo allestimento inaugurato nel 2023 in dodici sale del Museo fiorentino, con autori quali Primaticcio, Beccafumi, Rembrandt, Van Dick, Rubens, Delacroix, Wildt, Hayez, Sironi, Ensor, Vedova, Carrà, fino ai contemporanei Pistoletto, Gormley, Clemente, Paladino, Bill Viola e Ai Wewei. Una monografia sul suo lavoro edita da Skira e scritta da Marco Meneguzzo viene pubblicata nel 2023 come summa di vent’anni di carriera. Nell’ottobre dello stesso anno realizza a Londra un’importante mostra presso la galleria Brun Fine Art, con la quale lavora e collabora. Nel 2024 realizza un sipario teatrale per una importante collezione fiorentina, dopo autori quali Aldo Mondino, Carla Accardi, Getulio Alviani, Mimmo Paladino, Luigi Mainolfi, Pino Pinelli, Fabrizio Plessi; nello stesso anno apre una mostra con Aldo Mondino a Firenze e Bologna organizzata dall’Archivio Mondino e dal gallerista Santo Ficara.
Nel 2025 è invitato ad allestire una mostra all’Istituto Italiano di Cultura di New York con una residenza nel nuovo Padiglione Peccioli dell’Istituto di Park Avenue, realizzando la sua prima mostra personale negli Usa, incontrando artisti quali Julian Schnabel e Francesco Clemente. Inaugura poi una importante mostra personale al Palazzo Ducale di Mantova, allestendo con oltre 50 dipinti le quattro sale della Rustica fino al Cortile della Cavallerizza e soprattutto entrando in alcune delle straordinarie sale del Palazzo come la Sala dei Cavalli, la Sala del Crogiolo, il Camerino dei Cesari e la Sala dei Mesi, ponendosi così in dialogo diretto con le architetture, gli affreschi e i dipinti che testimoniano i passati fasti dei Gonzaga. Nel stesso anno apre due mostre con Aldo Mondino, una, La Resistenza, presso lo storico Istituto Parri di Bologna in occasione dell’80esimo anniversario della Liberazione italiana del 1945; l’altra, con opere monumentali di entrambi gli artisti negli spazi ex industriali della Woolbridge Gallery di Biella, insieme a opere di Julian Schnabel, Enzo Cucchi, Luigi Ontani, Gino De Dominicis e Michelangelo Pistoletto. Inaugura poi a novembre all’Oratorio del Santo Sudario (Chiesa di Biella-Piazzo) la mostra Sacro, Profano, Umano, esponendo due grandi dipinti insieme ad un’opera di Andy Warhol, come evento collaterale della mostra organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella ’Andy Warhol Pop Art & Textiles’.
Stefano Panelli, originario di Alessandria, polistrumentista, artista visuale e produttore musicale ha conseguito il Diploma di secondo livello in Musica Elettronica al Conservatorio “A.Vivaldi” di Alessandria nel dicembre 2024. La sua produzione artistica è molto variegata e spazia fra attività dal vivo e in studio dalla musica di stampo più commerciale facendo parte di progetti fra cui The FifthGuys ed Alo Eazy, fino ad arrivare alla musica per film e videogiochi ed all’arte sperimentale con sculture sonore, opere audio e installazioni nelle quali con lo pseudonimo Lebende Maschine, si dedica attivamente alla ricerca degli aspetti organici e in qualche modo umani delle Macchine tramite lavori in studio e la creazione di sculture sonore nelle quali elettronica e meccanica si uniscono in opere che sembrano agire secondo un proprio istinto.
La mostra sarà aperta dal 13 giugno al 26 luglio, visitabile venerdì, sabato e domenica dalle 15:00 alle 19:00 e su appuntamento telefonando al numero 3356086701. Tutte le informazioni sul sito www.spazioartebubbio.com
Lorenzo Puglisi mostra personale presso lo Spazio Arte Bubbio







