Venerdì 10 aprile c’era molta attesa a Genova per la prima della Tosca di Giacomo Puccini, tratta dal dramma omonimo di Victorien Sardou che, a fine Ottocento, aveva avuto un incredibile successo internazionale nell’interpretazione teatrale di Sarah Bernhardt. Anche l’opera di Giacomo Puccini, da un eccellente libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, riscosse fin dal debutto al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900 consensi di critica e di pubblico, giudizi positivi che sono continuati in oltre 125 anni di rappresentazioni nei più importanti teatri lirici di tutto il mondo. Come non ricordare, per rimanere in Italia, nel secondo dopoguerra, i trionfi lirici di Maria Callas nella parte di Tosca e quelli di Mario Del Monaco nelle vesti del pittore Mario Cavaradossi.
Alla prima del Carlo Felice i melomani attendevano l’interpretazione di Floria Tosca da parte della figlia di Cecilia Gasdia, sovrintendente della Fondazione Arena di Verona, Anastasia Bartoli. Un brivido gelido deve aver percorso la schiena di maestranze del teatro, critici e parte del pubblico alla comunicazione, poche ore prima dell’alzarsi del sipario, che la Bartoli aveva dato forfait per una improvvisa indisposizione.
In settimana c’erano già stati in Liguria ed a Genova molto nervosismo e critiche al serpeggiare di boatos, che davano per probabile l’annullamento dei celebri balletti estivi dei Parchi di Nervi, per mancanza di coperture finanziarie. Ma al termine di questa prima contrastata Tosca al Carlo Felice ci sono stati applausi convinti e poche contestazioni
marginali. Eccellente è stata giudicata la regia di Alessandro Talevi, ripresa da Anna Maria Bruzzese, e molto apprezzate le scene ed i costumi di Adolfo Hoheinstein, filologicamente molto accurati. Essi non hanno ignorato le indicazioni sceniche dello stesso Puccini per il debutto romano al Costanzi del 1900.
Sul maestro lucchese consigliamo il libro di V. Bernardoni “Puccini” Il Saggiatore Milano 2023, che potrebbe essere un titolo interessante per partecipare al Premio Acqui Storia. Il pubblico non apprezza lo stravolgimento di molti registi lirici internazionali. Ambientano Tosca non nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, in Palazzo Farnese ed in Castel Sant’Angelo, nell’anno domini 1800, il giorno dopo la vittoria a Marengo di Napoleone ma in hangars, campi di concentramento, buie prigioni in cui imperversano schizzati ufficiali delle S.S., caudillos sudamericani, gerarchi dal ghigno terrificante. Guarda caso mai in arcipelaghi gulag sovietici o stalinisti, in campi di rieducazione maoisti o in anticamere della morte cambogiane alla Pol Pot.
Carmen Giannattasio non ha risentito lo stress di essere improvvisamente catapultata dalle repliche di Tosca alla première genovese mondana per eccellenza. Ed in effetti c’era moltissima mondanità. Fra l’altro il sottoscritto era molto vicino a teatro alla sindaca di Genova, Silvia Salis. Poche ore prima era balzata alla ribalta nazionale per aver dichiarato alla stampa di non rifiutare una eventuale candidatura del campo largo contro la Meloni, se ottenuta senza primarie. Elegantissima, longilinea, molto affascinante e glamour, era accompagnata non dal marito Fausto Brizzi, ma dal suo vice sindaco, esponente genovese del PD. Fra un atto e l’altro conversava fittamente con Sergio Cofferati, ex Segretario generale CGIL ed ex sindaco della rossa Bologna.
Applausi a scena aperta del pubblico, sia nel primo che nel secondo atto, per Carmen Giannattasio, la cui prestazione vocale è stata molto apprezzata, anche se è stata un po’ legnosa nella postura scenica. Il tenore Giorgio Berrugi (Mario Cavaradossi) ha avuto i suoi punti di forza nei momenti melodici più noti come “Recondita armonia” e “e lucean le stelle”. Eccellente prestazione scenica di Lucas Meachem, che ha perfettamente interpretato il luciferino Barone Scarpia, anche se in qualche punto non è apparso al top della forma vocale. Qualche incertezza ha mostrato la direzione d’orchestra del Maestro Giuseppe Finzi, mentre orchestra, coro, coro di voci bianche della Fondazione Carlo Felice hanno riscosso caldi applausi. Sono piaciuti in parti minori, Luca Tittoto, nei panni del ricercato console Cesare Angelotti, e lo spassosissimo Fabio Maria Capitanucci,nelle vesti comiche del Sagrestano.
CARLO SBURLATI







