Antonio Pennacchi è scomparso il 17 marzo 2021. Un viaggio nella sua penna e nei suoi riconoscimenti fino a Canale Mussolini. Pennacchi è stato inoltre inserito nella celebre collana dei Meridiani Mondadori, un riconoscimento tra i più prestigiosi nel mondo dell’editoria italiana. Il suo ricordo umano e professionale riemerge attraverso il delicato ricordo di chi ne conobbe il genio e l’estro creativo: Carlo Sburlati.
Martedì 17 marzo 2026, a cinque anni dalla sua prematura dipartita a soli 71 anni, Antonio Pennacchi è entrato fra i classici della letteratura internazionale di tutti i tempi, con la sua inclusione nei Meridiani Mondadori, uno dei più prestigiosi riconoscimenti editoriali italiani. Questo nuovo Meridiano rilegato, di 1.500 pagine e del costo di 80 euro, con una importante testimonianza di Antonio Franchini, sarà curato da Antonio Iannaccone e riunisce non l’intera Opera Omnia ma quattro suoi evocativi romanzi e due racconti.
Pagine che rappresentano uno spaccato significativo della sua potenza narrativa e della sanguigna e graffiante capacità evocativa della sua scrittura, con scatti di parossistico furore, inframezzati da più pacate immersioni nella natura aspra e matrigna dell’Agro Pontino, redento dalla fatica, dal furore e dalla speranza di carriolanti, fascisti e coloni giunti dal lontano Veneto. Si va da Mammut, pubblicato nel 1994 da Donzelli, fortunato esordio narrativo, dopo che l’Autore aveva ricevuto ben 55 rifiuti (coltellate) da 33 diversi editori, a Palude del 1995, da Il fascio comunista del 2003, da cui è stato tratto il fortunato film Mio fratello è figlio unico, premiato al Festival di Cannes, a Canale Mussolini del 2010, forse l’opera che più gli ha dato notorietà mondiale. Inclusi in questo Meridiano anche i racconti Mario e Manara, tratti da Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni del 2006. Peccato non aver inserito in questo curioso e intrigante Meridiano Fascio e Martello. Viaggio per le città del Duce edito da Laterza nel 2008, con una gustosissima Presentazione del Direttore di Limes Lucio Caracciolo, che fra l’altro scrive: “Ci sono due ragioni per cui dobbiamo rendere grazie al Duce per la bonifica delle paludi pontine. La prima è che dopo non l’avrebbe fatta nessuno. La seconda è Pennacchi. No bonifica, no Pennacchi. Una catastrofe epistemologica”. Per onestà intellettuale devo dichiarare che il mio incrociarmi con Antonio data da decenni, addirittura da quando ero universitario a Genova.
Nell’edizione Oscar Mondadori del suo Il fascio comunista della fine del 2011, a pag. 173 Pennacchi ricorda Codreanu ed Emilio Carbone, che contribuirà alla pubblicazione del mio libro cult sul Capitano della Guardia di Ferro nel
1970. Qualche decennio dopo da Presidente dei Premi Internazionali Acqui Storia e Acqui Ambiente Pennacchi sfiorò la vittoria nel 2009 col suo Fascio e Martello, edito da Laterza, giungendo per un soffio secondo. L’anno dopo fui invece io a premiare con un assegno da 6500 euro Antonio, salito sul palcoscenico del Teatro Ariston col suo inconfondibile cappello e la sciarpa rossa. Aveva trionfato nella neonata sezione del romanzo storico, dedicata a Marcello Venturi, col suo capolavoro letterario Canale Mussolini. Con rabdomantica capacità critica e oculata lungimiranza, sia la giuria togata sia la giuria dei lettori dell’Acqui Storia avevano preceduto il Premio Strega nel consacrare Antonio Pennacchi uno dei più incredibili fenomeni letterari italiani dall’inizio del Duemila.
CARLO SBURLATI








