Il conflitto di questi ultimi giorni che oppone gli Stati Uniti ed Israele da una parte e la Repubblica Islamica dell’Iran dall’altra, nasce da molto lontano e rischia di accendere non soltanto l’area del Paesi del Golfo Persico “stracarichi” di barili di petrolio, ma anche una buona parte dell’Occidente ed una considerevole porzione della popolazione degli States che aveva creduto in in Trump “portatore di pace” e di non più guerre con il motto di America Fisrt” ed il Make America Great Again – America di nuovo Grande”.
Ma, per inquadrare meglio la situazione, è necessario partire da lontano ed esattamente da quel 1° Febbraio 1979 quando lo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi si recò in America per una vacanza e non fece più ritorno in Patria.
Questo fatto fu provocato principalmente dalle “modernizzazioni “ da lui introdotte, da uno stato di conflittualità sempre più acuto con alcune parti del popolo e, cosa non secondaria, dallo scarso ruolo, e potere lasciato, ai Religiosi. La repressione poi posta in atto fece il resto. Dopo la caduta dello Scià il 1° Febbraio dello stesso anno ci fu l’avvento dell’Ayatollah Ruhollau Komeini che prese il potere ed il 1° Aprile 1979, con un referendum, fece proclamare il sorgere della Repubblica Islamica dell’Iran, di cui come “Massima Autorità” assunse il comando assoluto. Chiaramente furono molti e radicali i cambiamenti, non solo del Nome della Repubblica Islamica, ma anche nella Bandiera Nazionale e nell’organizzazione della società lasciando che il popolo e le donne in particolar modo avesse poco spazio e seguissero alla lettera i Comandi della Guida Suprema.
Negli anni il “nuovo corso”, che nella sua Costituzione aveva inserito la distruzione dello Stato di Israele, rese sempre più difficile la vita di questo popolo che non poteva in alcun modo beneficiare delle immense ricchezze di questo grande paese. Il suo allontanamento dall’Occidente e la crescente vicinanza ai gruppi terroristici dallo stesso finanziati, proseguì anche con il successore dell’Ayatollah Komeini, l’Ayatollah Alì Kamenei, al potere dal 1989 per 37 anni, sino alla sua uccisione in un bombardamento israeliano pochi giorni or sono.
Fatta questa lunga e doverosa premessa giungiamo alle grandi rivolte di massa dei primi mesi di questo 2026, rivolte che, per la prima volta, hanno davvero sconvolto il regime teocratico del paese che ha reagito colpendo senza pietà chi protestava uccidendone in pochi giorni un cifra, presunta, intorno ai 40.000.
Il crescente interesse degli Stati Uniti e di Israele verso queste insurrezioni ed anche il fondato sospetto che l’arricchimento dell’uranio potesse portare alla costruzione di una atomica, ha portato ad una prima breve azione di bombardamento del territorio iraniano ove si erano creati i siti di arricchimenti dell’uranio.
Ma era una specie di quiete “prima della tempesta” che poi si è puntualmente attivata dopo alcune settimane di “colloqui tra sordi” che a nulla avevano portato.
Sistemata la questione “Venezuela” che in pochi giorni ha cambiato, forse in meglio, il cammino politico di questo Paese anch’esso “galleggiante sul petrolio” anche se di non ottima qualità, l’America di Trump e l’Israele si di Benjamin Netanyahu si sono rivolti verso l’Iran ed in pochi giorni hanno lanciato massicci attacchi arei sul suo suolo ed in special modo su tutti i Centri di Potere. La risposta, come era da attendersi, è stata dura e sostanziosa, dimostrando se ce ne fosse stato ancora bisogno, che l’Iran è una vera fabbrica di armi e dispone di un Arsenale di tutto rispetto in grado di colpire, come ha fatto, tutti gli Stati del Golfo Persico che, ad una prima valutazione, di colpe potevano non averne, se non quella di ospitare alcune “Basi” degli States.
L’intervento delle varie “anime” del terrorismo ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz che vede transitare circa il 20% del petrolio mondiale, e questo fatto, conseguentemente, va a colpire anche l’Occidente e l’Unione Europea già “orfana” del gas Russo per le famose sanzioni.
Cosa ci porterà il futuro non è, al momento, facile da ipotizzare, come non pare facile da ipotizzare, a breve, un cambio di comando per l’Iran che si discosti dall’attuale teocrazia assoluta. Ma questo renderebbe vano il sacrificio di migliaia di persone ed ucciderebbe anche la speranza di un futuro migliore che tanta parte del Paese chiede a gran voce. Bisognerà avere pazienza e calma senza slanci in avanti e puerili richieste di atteggiamenti diplomatici ad oltranza come da qualche parte si sente chiedere, quasi ignorando la condizione di questo popolo e del grandissimo numero dei suoi fuorusciti che vorrebbero rientrare in un Paese libero.
Noi, in Italia, si dovrebbe essere uniti ed attenti all’evolversi della situazione, creando nel mentre, i presupposti per una maggior difesa possibile della nostra sicurezza sia da attacchi esterni che interni.
Ma ad oggi questa unione è ancora lungi dall’essere realtà poiché le forze sia di governo che di opposizione non hanno né la volontà né, forse, il coraggio di unirsi per superare questa crisi che è la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.
Nessun eccesso di buonismo né eccesso di esaltazione fanno bene al nostro Paese in questo momento e tutti lo dovrebbero capire indipendentemente da dove poggiano le terga in Parlamento.
Pier Marco Gallo








