giovedì 19 Maggio 2022

ENRICO VANZINA: “DIARIO DIURNO? RICORDARE NON SIGNIFICA TRINCERARSI NEL PASSATO MA FARLO RIVIVERE”

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Dopo la presentazione nella raffinata Lucca, CARLO SBURLATI presenterà domani venerdì 6 Maggio al Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo il regista Enrico Vanzina ed il suo ultimo libro di grande successo “Diario diurno” Harper Collins Editore, che inizia con simpatiche pagine dedicate alla città di Acqui Terme.

Enrico Vanzina, registra e scrittore, John Osborne scrisse Ricorda con rabbia, mentre lei nel Diario diurno (HarperCollins, pp. 297, euro 18,50) non ha rabbia, ma memoria di chi non c’è più. Mi fa pensare al Truffaut de La camera verde, tratto da L’altare di morti di Henry James…
“Il culto delle persone scomparse è un dovere. Nel mio Diario cerco di riportare in vita con piccole frasi, piccoli pensieri, piccoli omaggi, quei tanti amici che hanno accompagnato la mia esistenza. E’ un atto dovuto. Ricordare non significa trincerarsi nel passato ma farlo rivivere”.
Il titolo del suo libro rimanda al Diario notturno di Flaiano. I suoi riferimenti a lui sono ormai continui. Ma è tutta un’epoca, che lei ha visto da bambino o da ragazzo, che viene confrontata col presente di bassa lega. Lei sente di aver vissuto in un periodo aureo, senza coglierlo subito come tale?
“Il presente è sempre monco. E’ orfano del passato e in attesa del futuro. E’ un tempo senza tempo. La grandezza di Ennio Flaiano sta nell’aver fissato quel presente di allora, appuntato quotidianamente nelle sue osservazioni, in una sorta di tempo fuori dal tempo. Allora, lui e la sua generazione, sapevano storicizzare la vita. Oggi, ahimè, siamo un po’ tutti rassegnati a un presente che non diventa storia perché non riflette su quello che accade. Come se, contraddicendo Francesco De Gregori, la storia non fossimo noi”.
Il suo Diario è diurno nel titolo, serale e notturno nei riferimenti. Anche col covid, Roma rimane la città italiana più mondana. Si presenzia meno, ma si presenzia… Le viene mai voglia di assenza?
“Il libro inizia con una frase di Kenneth Williams: “Un Diario parla di solitudine”. Per scrivere un diario bisogna stare da soli e riflettere. Questo tipo di solitudine è la mia voglia di assenza”.
Diario diurno si apre su Acqui Terme (Alessandria), in particolare su un dottore-scrittore-assessore: Carlo Sburlati. Il suo profilo spicca rispetto ai cenni sui “famosi per esser famosi”. Sburlati è un italiano raro?
“No, Sburlati è il tipico italiano di provincia che ancora legge, pensa con la sua testa e si interessa con passione alle cose che vede. Nelle grandi città l’omologazione è più diffusa. In provincia si mangia meglio, si dorme meglio, si vive meglio. E molti italiani che vivono meglio sono ancora assai interessanti. Forse perché sono più felici”.
Tra le italiane, ragazze di ieri come Isabella Ferrari, Selvaggia in Sapore di mare, da lei scritto e da Carlo, suo fratello, diretto. Anche lei avrebbe capito solo in prospettiva l’importanza di quel film. Perché?
“Isabella fu travolta dal successo del film e del suo personaggio. Era giovanissima e si sentì come intrappolata in quel ruolo. Temeva di poter diventare Selvaggia a vita. Poi, crescendo, capire che era stata un faro accecante  per intere generazioni l’ha resa felice. Selvaggia è stata un’icona della bellezza e della gioia. Adesso lo sa”.
Se la chiave della felicità è nel venir pagati per fare ciò che si pagherebbe per fare, direi che Carlo e lei ci siete riusciti. E con eleganza…
“Grazie per… l’eleganza. Un modo di essere che ho sempre cercato, spesso senza riuscirci. L’eleganza dei modi e del pensiero, soprattutto. Come dice lei,  grazie all’eleganza anche l’aspetto economico della vita diventa meno gravoso. Tuttavia non sono così sicuro di quello che lei dice. Sono stato pagato per fare quello che avrei pagato per fare?  No, io sognavo di diventare un buon musicista. Non ce l’ho fatta. Poi è arrivato il cinema, poi il giornalismo, poi la letteratura. Mi hanno reso felice comunque. La felicità non è per forza collegata ai nostri sogni. Per essere felici bisogna sapere accettare i nostri limiti. Dopo, tutto diventa più facile”.

NICOLA CARICOLA

 

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