martedì 1 Settembre 2026 - Anno 35

DIALOGO Alice Merani + Luca Carillo

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Sabato 5 settembre alle ore 18:00 inaugura presso lo Spazio Arte Bubbio la mostra DIALOGO con opere di Alice Merani e Luca Carillo, a cura di Paolo G. Bonfiglio, accompagnata dall’improvvisazione sonora dal vivo di Erik Ferrotto.
L’esposizione nasce come premio pari merito relativamente alla collettiva per giovani artisti dal titolo ORA! tenutasi sempre negli spazi del SAB la scorsa stagione.
Le opere, che spaziano dalla pittura su tavola e tela alla composizione digitale su carta e alla videoarte, ben rappresentano uno spaccato del modus operandi che nasce e si sviluppa all’interno del mondo giovanile e che comincia a lasciare le proprie tracce su un percorso che si sta consolidando verso un futuro prossimo.
Dice Paolo G. Bonfiglio, direttore artistico del SAB: «Sono molto lieto di aver scelto all’ultimo momento di curare questa mostra, sia per il fatto che nasce all’interno delle attività del nostro spazio con il concorso per giovani artisti organizzato lo scorso anno, sia perché Alice Merani e Luca Carillo possiedono, oltre a conclamate doti artistiche unite a una forte dose di talento, una qualità ormai rarissima all’interno del mondo dell’arte contemporanea e cioè l’umiltà, manifesto sintomo, tra l’altro, di intelligenza.
Quando tengo le mie lezioni di cultura visuale spesso comincio con un paradosso, citando un articolo del New York Times che in tempo di Covid aveva stilato la classifica dei lavori giudicati più importanti, specie durante una pandemia, e il laconico risultato era infermiere al primo posto e artista all’ultimo.
Ora, se vogliamo giocare di semantica, fare l’artista non è un lavoro, richiede sicuramente moltissima applicazione e spesso una fine conoscenza di determinate tecniche al pari di un mestiere, ma appartiene indubbiamente a un’altra categoria legata indissolubilmente al dispendio improduttivo, ben raffigurata dal filosofo francese Jean-François Lyotard quando cita il caso del bambino che dà fuoco a un fiammifero per il puro piacere dell’esplosione di luce e calore e non per accendere il gas.
E proprio l’arte contemporanea si sta muovendo sempre più verso a quello che può essere definito come un autoisolamento dalla società, perché oramai completamente consumata dalla vanità di curatori e curatrici più o meno competenti che si preoccupano maggiormente della montatura dei propri occhiali che scrivere un buon testo per l’ennesima mostra, scopiazzando spesso citazioni poco consone o affidandosi a programmi di scrittura automatizzata, e dalla superbia di sedicenti artisti vuoti che costruiscono un’intera carriera affidandosi a quelle altrettanto vacue trovate che Andrea
Pazienza, lui sì uno dei veri e grandi protagonisti italiani di fine Novecento, definiva “intrippi da arancione”.
L’arte attuale, e spiace ripetermi ma secondo i latini giova, ha una fortissima necessità di umiltà, di saper accettare le critiche giuste, di lasciarsi consigliare da chi ha dimostrato con i fatti e non le parole di sapersi muovere nella giusta direzione e credere nel proprio agire lontano da vernissage con abiti da festa in maschera o da supini galleristi convinti che le cose si debbano fare in un certo modo solo perché lo hanno visto a Londra, Parigi o New York.
Bisogna riaprire un dialogo serio e vivo con il pubblico o perlomeno con quello che ha voglia o sente la necessità di confrontarsi con il mondo dell’arte, elemento cardine per l’affrancamento dell’essere umano dall’inesorabile sprofondamento verso “l’oblio e la barbarie” e non la solita borsetta di stoffa con il logo alla moda per far sapere che si è stati alla biennale di turno senza poi averci capito molto.
Tornando a Merani e Carillo fanno ben sperare, loro il dialogo lo hanno già aperto con un modo di fare e di essere che riverbera nelle opere, in uno scontro e incontro virtuoso tra pittura e arte digitale, tra icona e simulacro, senza tralasciare il video e la sperimentazione, con un fare elegante e ben misurato, che conferma il loro status di artisti e convalida felicemente il fatto che mi sia mosso nella direzione giusta scegliendo di curare la loro mostra».
Alice Merani. Nata a Genova, è diplomata presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti, dove ha frequentato il triennio di Pittura. La sua ricerca si sviluppa affrontando tematiche quali memoria, ricordo, corpo, traccia ed esperienza, facendo propri come linguaggi di indagine, la pittura, la fotografia, il video e la pratica archivistica.
Il processo pittorico, in stretto dialogo con la fotografia ritrovata, si intreccia nella prassi al ruolo del corpo nella sua dimensione di archivio fisico, dualisticamente portatore del ricordo soggettivo e di una memoria collettiva, quale deposito e conduttore.
Luca Carillo (1998) è un artista audiovisivo e compositore la cui ricerca si colloca all’intersezione tra tecnologie musicali, sound design e narrazione immersiva.
Formatosi al Conservatorio “Vivaldi” di Alessandria (diplomi AFAM di I e II livello), Carillo intesse nei suoi lavori field recordings, fotogrammetria, sistemi in tempo reale e strumenti generativi d’intelligenza artificiale per indagare la memoria dei luoghi e i paesaggi in trasformazione.
Finalista al Premio Nazionale delle Arti (2023) e vincitore del Premio Bordone (2025), ha presentato i suoi concerti e installazioni audiovisive all’Auditorium San Fedele di Milano (FARM 2024), al Festival Inchiostro, al MA/IN Festival e in una collaborazione con Massimo Zamboni al Portami Via Festival.
Le sue opere e i suoi progetti visuali sono stati selezionati all’Ibrida Festival, pubblicati su Prompt Magazine AI ed esposti in diverse spazi espositivi e gallerie d’arte tra cui Spazio Arte Bubbio e Il Palloncino Rosso Art Gallery.
Erik Ferrotto esplora da anni il mondo delle sonorità attraverso molteplici progetti, muovendosi tra musica elettronica, ricerca sperimentale e dimensione meditativa. Con Jungle Soul Sounds ha condotto numerosi bagni sonori, utilizzando strumenti quali Gong e campane tibetane per creare esperienze immersive e suggestive.
Con Sarvaego porta invece sul palco la musica elettronica da ballo in una dimensione live, mentre con Love Addicted veste i panni del DJ nei locali della provincia di Alessandria, spaziando dal Rockabilly degli anni ’50 alla Disco degli anni ’70, fino alle sonorità House contemporanee.
Collabora inoltre con Revolution Culture, prendendo parte a progetti artistici e iniziative a carattere benefico, e continua a esplorare nuovi linguaggi e ambienti sonori. L’esposizione sarà visitabile il sabato e la domenica dalle 15:00 alle 19:00 fino al 11 ottobre 2026 o su appuntamento telefonando al 3356086701.
Informazioni e dettagli sul sito www.spazioartebubbio.com

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