sabato 31 Luglio 2021

IL MORBO IMPAZZA

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Prendiamo a prestito una cantilena assai vecchia; forse in uso tra i Marinai dei secoli scorsi, quando, per compiere viaggi alla ricerca di nuove terre, si stava per mare mesi, se non anni.” Il morbo impazza il pan ci manca sul ponte sventola bandiera bianca”.
Sinistro emblema di una fine che pareva ormai prossima. Con i dovuti distinguo e doverosi scongiuri, la frase potrebbe illustrare, a grandi linee, l’attuale situazione politico/sanitaria ed economica del nostro Paese: siamo alle prese con il covid 19 che non allenta la sua morsa. Siamo alle prese con la più grave crisi economica del dopo guerra e siamo alle prese con una situazione politica da “brividi”.
Sul primo punto, il morbo, è sempre più chiaro a tutti che nella sua gestione vi sono stati molti errori e molte incertezze: sempre ad inseguire e mai a precedere lo sviluppo del virus. Sul secondo problema, quello della crisi economica, si è detto e scritto molto, ma appare ormai chiaro che il disastro annunciato si è puntualmente andato a verificare, in gran parte per l’incapacità di gestire i cosiddetti “ristori” che poi, in parole più semplici, sono quelle somme che avrebbero dovuto “sanare” le perdite che moltissime attività hanno subito a causa delle chiusure per evitare, in qualche modo, il diffondersi dei contagi. Sul terzo “fronte”: la situazione politica, siamo in un momento che definire delicato potrebbe apparire riduttivo.
E’ quasi come se questa situazione fosse la “variante”, l’ennesima variante del virus: quella Italica. Già la classe politica attuale non appare eccelsa né tanto meno illuminata, ma se a queste due pecche si va ad aggiungere una limitata visione di tutti i problemi ed una smisurata voglia di mantenere le poltrone in essere, il cerchio maldestro si chiude. Dopo settimane di agonia, la coalizione al potere si è dissolta sotto i colpi di una sparuta minoranza, una minoranza che però sapeva di essere necessaria, anzi, indispensabile, al prosieguo del cammino del Governo.
Abbiamo assistito ad una specie di “duello rusticano” laddove i coltelli erano i social e le ferite solo virtuali, ma profonde e laceranti. Tutto questo nel bel mezzo di una incerta campagna vaccinale gestita da un incerto Commissario Straordinario, l’ennesimo, che spunta dopo ogni disgrazia e che, spesso, di straordinario pare non avere proprio nulla.
E’ cronaca odierna l’Assegnazione dell’incarico di formare un nuovo governo ad un persona dall’indubbio prestigio e dalle indubbie capacità, ma che sarà sempre e comunque in balia delle paturnie della classe politica, il cui maggiore problema pare essere quello di prolungare la legislatura portandola alla sua fine naturale, costi quel che costi. Prolungare l’agonia della Legislatura per il Paese significa continuare ad andare indietro, continuare a soffrire e morire di virus e di fame, continuare ad essere in libertà vigilata in attesa dei “promessi vaccini” che, non si sa quando, ci daranno un poco di tranquillità.
Auguriamo ad Dott. Draghi di riuscire nel suo tentativo, l’ennesimo, di una personalità non eletta e senza una forza politica alle spalle: due “mancanze” che non giocano certo a suo favore. Forse ci saranno dalla sua parte anche i “responsabili”, magari cresciuti di numero e meno “affamati”, ma non scordiamo che queste persone in passato venivano additati con ben altri epiteti, decisamente non lusinghieri.
Ma ci auguriamo che almeno sulle cose “serie” e su quello che con urgenza ci sarebbe ancora da fare, ed è molto, tutti si impegno al massimo lasciando da parte le questioncelle personali i “vecchi rancori”, le precedenti “giravolte” e tutte quelle povere astuzie che la politica con poche idee e poco cervello sa mettere in atto.
Ci auguriamo tutto questo, in primis, per la dignità del nostro Paese, ma anche per cercare di risollevarci sia economicamente che nella lotta alla pandemia che, ormai, da oltre un anno ci sta flagellando.
Andare al voto ora noi, modestamente, riteniamo sia poco utile, perché perderemmo del tempo e come in tanti giochi di società potremmo pescare quella temuta carta che ci dice di ripartire dal “via”: questo aggi ce lo possiamo permettere?
Ci possiamo permettere di aspettare, aspettare ancora un qualcosa che non abbiamo neppure ancora ben definito. Le cose da fare con urgenza si sa quali sono, ma sino ad oggi non vi è stata la capacità di farle, spesso per pressapochismo, poca lungimiranza ed anche, diciamolo, per poche capacità di prendersi sulle spalle un Paese e guidarlo in maniera giusta.

Pier Marco Gallo

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