martedì 27 Settembre 2022

TANTO RUMORE PER NULLA

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Elezione del Presidente della Repubblica. E i partiti?
TANTO RUMORE PER NULLA

Iniziamo con una “dotta” citazione che in qualche modo ci è venuta in mente in quelle recenti frenetiche giornate delle votazioni per eleggere il 13° Presidente della Repubblica Italiana: “Tanto Rumore per nulla” uno dei romanzi di William Shakespeare (Much Ado About Nothing) scritto tra l’estate del 1598 e la Primavera del 1589 a Messina. Ebbene quelle poche parole ci sono immediatamente balzate alla mente dopo la proclamazione del nuovo “precedente” Presidente Sergio Mattarella.
In fondo era quello che tutti i partiti, quasi tutti, volevano; tremebondi di fronte alla prospettiva di una crisi di Governo se Draghi fosse stato eletto, e di probabili elezioni anticipate che avrebbero “dissolto” tante belle e ricche pensioni “guadagnate” con un quinquennio o poco meno seduti sugli scranni di Camera o Senato.
“Cambiare tutto per non cambiare nulla” o anche “fare “‘a muina” come dicono a Napoli e poi tornare al punto di partenza e lasciare tutto fermo. Non è che l’elezione di Sergio Mattarella ci provochi sensazioni negative, ma ci si rende conto che i blocchi della politica attuale e gli uomini che li compongono, forse, non sono all’altezza dei compiti loro affidati, delle aspettative che da molti “politici di professione” ci si potrebbero attendere. Sono anni che a Capo del Governo siedono personalità non elette, ma per un motivo o per l’altro presentate e prestate alla politica dal Capo di Stato e dalla politica accettate quasi come dei salvatori della Patria.
Ci rammentiamo i Monti, i Renzi, i Conte e ora il Draghi, se non dimentichiamo qualche nome. Questi Presidenti del Consiglio, alternatisi negli anni, si sono poi appassionati alla politica, hanno creato dei loro partiti o si sono affrancati ad altri, ma sempre sono rimasti in quella politica dalla quale al momento della nomina erano estranei. Brutto segno se la politica non sa esprimere se stessa ed attende che il Capo dello Stato tiri fuori dal cilindro il famoso “coniglio bianco”. Brutto segno se la politica china il capo su se stessa ed accetta nomi che con essa poco avrebbero da spartire almeno in una prima fase iniziale.
Ora, poi, abbiamo anche assistito “ufficialmente” ad un quasi forzato ritorno, per il bene di noi tutti. Vogliamo provare a crederci, anche se qualche maligno diavoletto ci potrebbe sussurrare che in parte era forse “già tutto previsto” come nella famosa canzone del cantautore Riccardo Cocciante.
Noi, popolo tv dipendente, avevamo sempre creduto in una figura del Capo di Stato più che altro “Rappresentativa e Garante del nostro Paese”, ma negli anni ci siamo andati a convincere che proprio coì non sarebbe. Quella figura ha nominato al timone del Paese uomini che la politica non ha saputo esprimere ed ha mantenuto ben salda in sella una sola parte di quella politica, con il timore che un qualsivoglia cambiamento potesse produrre dei frutti non commestibili per molte parti dell’economia, della finanza ed anche per qualche parte dei poteri dello Stato che, nella loro autonomia molto dipendono dalla politica. Si va oltre il lecito a pensare questo? Si fa gioco di fantapolitca o si dice una verità? Ognuno che avrà la bontà di leggere avrà da confrontare con queste frasi le proprie idee e convinzioni, ma non potrà esimersi dal credere che quando una certa parte della politica si è assisa sulle poltrone con davanti i bottoni di comando, si è scatenata un vera e propria tempesta giudiziaria, che, giusta o meno che sia stata, si è palesata all’indomani di una certa situazione ed alla fine ha fatto in modo che tutto bene o male, tornasse come prima.
Indipendentemente dal fatto che chi viene inquisito sia o meno colpevole quello che ha colpito e colpisce ancora oggi è la “celerità” nello sviluppo dei gradi processuali, la puntuale comparsa di qualche elemento di destabilizzazione al momento opportuno, non prima e non dopo.
Adesso c’è da sperare che qualcuno riesca a mettere al loro posto tutte le carte del mazzo e che questo mazzo di carte abbia le “briscole” necessarie a darci un Governo stabile, un’uscita dignitosa e possibilmente sicura dalla pandemia, un ritorno a prezzi, tutti i prezzi, più ragionevoli ed in linea con le possibilità di spesa della gente altrimenti saremo anche molto green ed ecologici, ma andremo a fondo di sicuro perché nona avremo più soldi da spendere. E tutti noi sappiamo, economisti o meno, che se la gente non ha soldi e non spende la crisi si ingigantisce, la gente diventa cattiva e la criminalità aumenta sia tra gli “incalliti” che tra i giovani che se restano senza punti di riferimento e senza una guida sicura si gettano o nella disperazione o nella violenza perché le famiglie poco riescono a controllarli e la società degli ultimi decenni ha loro assai poco da offrire, anche come modelli dignitosi da seguire.
Al solito abbiamo dissertato e siamo andati, come si diceva una volta, fuori tema. Pazienza ci aspetterà un bel quattro, ma poi, rileggendoci attentamente, ci si convince che proprio fuori tema non si è andati perché da un fatto, da una situazione, se non si agisce bene, scaturiscono scenari  abbastanza prevedibili in una società come la nostra governata dai media e dalla finta saggezza degli influencer che tolgono alla gente il fastidio di pensare, di ragionare con la propria testa per seguire la strada più facile e meno impegnativa, come è successo in questi giorni di “tanto rumore per nulla”.

Pier Marco Gallo

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