domenica 3 Marzo 2024 - Anno 33

BEATO BONUS

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Bonus racconto di una storia antica
BEATO BONUS

Nel periodo Natalizio capita non di rado che accadano delle strane ed interessanti scoperte, racconti antichi di luoghi lontani che, per una strana coincidenza, si accostano perfettamente al nostro presente, a quanto accaduto in anni recenti: i bonus.
Queste elargizioni di pubblico denaro sia a persone che per altre svariate  cose, dai monopattini alle finestre, alla ristrutturazione delle case che non solo era gratuita, ma “rendeva” anche qualcosa di più, alla cultura, alle vacanze, hanno avuto la loro massima espressione nella passata legislatura quando un partito che con tale propaganda si era, ovviamente conquistato il favore popolare ha posto in essere il “reddito di cittadinanza”. Una prospettiva nata inizialmente per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro ai disoccupati giovani o meno giovani e poi, nel tempo trasformatasi in ”contrasto alla povertà” pura e semplice, visto che di lavoro, percependo un discreto assegno mensile, poco se ne parlava.
Orbene attorno all’anno mille nel sub appennino Dauno esisteva una comunità piuttosto numerosa, ma scevra da contatti con il mondo esterno.
Una specie di “Repubblica” retta di un notabile del luogo, certo Bonifazio, uomo assai ricco e potente che, quindi, per passare alla posterità aveva pensato di concedere ai suoi amministrati dei “bonus”. La formula si trova scritta in antiche copie dei “bandi” che circolavano tra le contrade e le valli, comprese nel suo “dominio”.
Messaggeri a cavallo avevano iniziato a percorrere i borghi, le foreste, le case più lontane del territorio governato da Bonifazio elencando cosa si doveva fare per aver diritto a questi “bonus”. I mercanti in vero assai pochi, i contadini e gli allevatori, la maggioranza appresero che con una minima spesa, anzi con un baratto si poteva avere dieci volte quanto “speso”.
Naturalmente anche il clero locale si interessò a questa “benefica crociata” del “saggio uomo” e così Bonifazio divenne una specie di “Santo protettore della comunità”.
Se portavi una pecora ne ricevevi cinque, se portavi un vitello ricevevi due mucche. Tutto ciò che veniva consegnato nei capaci magazzini e stalle del Bonifazio veniva restituito moltiplicato.
La cosa tra il plauso generale andò avanti per diversi anni e lo stato di benessere di quella non grande comunità raggiunse livelli mai prima toccati.
La chiesa, anzi i massimi rappresentanti della stessa in quella comunità, si peritarono di proporre all’allora vescovo dell’intera Daunia la proclamazione del Bonifazio a “Beato” benché ancora in vita. Cosa che avvenne puntualmente pochi mesi dopo con una solenne cerimonia nella chiesa più bella ed importante del piccolo “regno”.
Bonifazio aveva raggiunto il suo scopo. Si era regalato l’immortalità e la perenne riconoscenza dei suoi “governati”.
Ma come spesso accade la piccola comunità iniziale si andò rapidamente ingrossando per l’arrivo di tante genti che, dai territori vicini, si erano trasferiti nella comunità.
Dopo circa un quinquennio l’assemblea dei saggi avvisò il Beato Bonifazio che tutti questi bonus stavano provocando una generale voglia di lavorare e produrre poco e, conseguentemente, le grandi sue risorse stavano esaurendosi.
Sui documenti si legge testualmente “si recarono dallo Beato riportando nella tragica situazione elle sue ed altrui finanze. Si peritarono di mostrare conti molto preoccupanti con la produzione in calo e la poca voglia di esperire lavoro e produrre ricchezza che la di lui scellerata benevolenza aveva causato”. In poche parole di oggi aveva sperperato una enormità di beni ed indotto il popolo a lavorare poco o nulla sentendosi mantenuto dal Beato.
“Besorrà ridurre li bonus, anzi eliminarli e dire allo popolo che torni a lavorare perché la si posa evitare una tremenda carestia”. Ma il Beato era riluttante e volle vedere di persona. “Andiamo a trovare lo popolo per  vedere come sta!”.
Al passaggio del Beato tutte le persone che come al solito non stavano facendo nulla, applaudirono ed inneggiarono al loro benefattore. Ma gli animali erano abbandonati a se stessi i campi poco coltivati e le taverne piene di avventori che barattavano il vino con uova e polli, oppure con il latte delle mucche. “Ecco Beato vedete colli vostri occhi in che stato si trova lo popolo. Avete comprato il loro favore, ma essi stessi stanno rovinandosi colle loro mani e coll’ozio”. Bonifazio seppur riluttante dovette ammettere che era un vero disastro e bisognava bloccare tutto. E così nel volgere di qualche giorno il povero Bonifazio fu costretto a togliere i bonus con il risultato che la popolazione si rivoltò contro di lui e lo costrinse all’esilio. Anche la Chiesa gli tolse il titolo di Beato “acciocché lo titolo era stato guadagnato non per opera caritatevole ma per la sua gloria personale e non per lo bene dello popolo che anzi ne ha tratto malo giovamento”.
Finisce qui la storia di Bonifazio che dopo circa otto secoli si è ripetuta con persona sempre originaria di quelle terre e che nel breve volgere di pochi anni rischia di provocare gli stessi danni.
Ma il manoscritto non era stato ancora ritrovato…o nascosto…chissà.

Pier Marco Gallo

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