giovedì 23 Maggio 2024 - Anno 33

“Di*vento” di Sonia Petroni

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“Di*vento” di Sonia Petroni (Eretica Edizioni, 2023 pp. 74 € 15.00) eleva la saggia persuasione del tempo umano in relazione all’infinito, consuma il primitivo desiderio del silenzio in un patrimonio d’armonia e di pienezza emotiva, nella riflessione di una sorgente formata nel linguaggio simbolico della natura incontaminata e rivelatrice d’ispirazione. Sonia Petroni concede, all’immanente qualità dei suoi immacolati versi, il prezioso e raffinato intuito meditativo per trascrivere la direzione della transitorietà esistenziale e indicare la successione delle presenze e la tessitura delle assenze lungo le stagioni itineranti del sentire.
Accoglie la dimensione contemplativa del pensiero nella compassione, nella capacità di alleggerire il dolore attraverso la comunanza cognitiva della coscienza. L’autrice modula il suo respiro poetico con l’intonazione essenziale di una esperienza interiore, concentrando l’appassionato perimetro espressivo nell’inesauribile, sapiente equilibrio tra il nutrimento lirico del naturalismo e il vincolo della materia, declinando il solco dei versi nella percezione del percorso vitale e nella sensazione dello smarrimento e del rinvenimento. Seduce l’autentico miracolo della poesia con la disposizione a cogliere in ogni disposizione d’animo la dimensione interpretativa del molteplice, a ritrovare, nella diffusione del battito in relazione ricorrente con la natura, il richiamo della realtà come applicazione della proiezione all’ascolto.
L’analisi costante e spontanea del mistero umano compone il mosaico della conversazione intorno alla frammentaria erosione dell’esistenza, permette di cogliere il flusso di connessione e di attenzione ai doni della vita, aggrappati alla devozione della luce. La poesia di Sonia Petroni intensifica la corrispondenza dell’incanto, l’improvvisa e imprevedibile risonanza dell’orizzonte emotivo, commuove l’inclinazione all’applicazione letteraria della spiritualità in ogni sentimento, abitato dalla fiduciosa generosità di una permanenza nella vibrazione della meraviglia, dialoga intorno alla benedizione di una preghiera invisibile che attende di ricevere l’immensità delle promesse avvolte nelle radici della terra. “Di*vento” racconta il territorio dell’identità, nel confine tra la timorosa solitudine delle domande e la condivisione silenziosa delle risposte, illustra l’inviolabile requisito stilistico di inaugurare il rifugio intimista tra noi e il significato dei valori nella sfera sensibile, riempie le pagine con una declinazione scultorea delle parole, nell’intesa confidente dell’energia divinatoria della consapevolezza, nella compiutezza della prospettiva profetica che gravita intorno a noi. Sonia Petroni lascia intatta la località tumultuosa del buio per aggirare il tragitto iniziatico della sofferenza, immerge nella ferita del dolore l’incisione del riflesso luminoso, dissolve il raccoglimento di ogni vincolo verso la benevola meditazione, rinnova la cadenza di una conversione panteistica che assimila l’apertura, intensamente viva, di ogni luogo a essere definito un luogo dell’anima.
Sonia Petroni alberga con la sua poesia l’entità indivisibile suggerita dalla congiunzione tra il corpo e la mente, sussurrata dalla delicatezza di un alito di vento che accarezza l’insegnamento della voce nuda, trattiene il torpore della sacralità, conforta la religiosità dell’abbraccio universale nel paesaggio rapito dallo sguardo primordiale.

 

Il dolore come inizio
la luce mi attraversa
nulla inizia né finisce in me.
Accade.
Non sono l’ombra sul pavimento
né il muro che s’accende.
Sono il vetro che lascia entrare
la misericordia del sole.

Sentire le cose senza ragione.
Arrivare dove loro sono ed io non ancora.

Posso essere ferma come gli alberi
che non è immobilità, ma movimento fisso.
Lo vedo nei riccioli dei rami, nei miei capelli.
Accogliere è restare anche per il fuoco.
Le radici continueranno a cercare.

La poesia è il mio posto luminoso
come può esserlo una fiamma protetta dal vento.
Il raggio trova aperture e si posa
dritto
nell’oscurità della caverna.
Tra il nero e la luce
eccomi
essenziale
a brillare come pietra scheggiata.

La felicità è come neve tra i capelli
l’azzurro ne detta la fine
ma il bianco resta a contornare le attese
la mimosa zavorra i sogni
l’ulivo ispessisce le forze tra i campi
pettinati di fragilità.

Radunare le radici ed i rami
farsi uliveto e fiori di mandorlo
per i nidi e poi per i voli
per il Silenzio che disperde i rumori
richiamando a sé le erbe, anche quelle secche
i legni spezzati
i segreti degli iris e le verità delle foglie verdi.
Discende nel cadere dei petali
per farti dire la tua prima parola
dopo aver detto la sua.

Ho  fiducia nella paglia
su questo accenno di strada vegetale
l’invito al nido per il nascere
tra il verde delle ere, dei passi, i crepitii.
Finisce la mia assenza
dentro l’intreccio d’un pezzo di rovo
un gioiello luminoso, carte colorate
resti presi per gusto, per gioco.
Tra il dare ed il ricevere senza alcun debito
ad uno ad uno si posa il mio essere qui.

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