mercoledì 29 Luglio 2026 - Anno 35

SCRITTORI, LETTERATI, SCIENZIATI EARTISTI nell’orbita della guardia di ferro

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UN’ATTRAZIONE sempre più forte, in alcuni casi magnetica, orienta verso Codreanu le nuove leve intellettuali del paese, le individualità di spicco della cultura e della scienza rumena fra le due guerre. Vogliamo qui solo delineare alcune personalità che hanno improntato la cultura rumena del XX secolo e che saranno consacrate definitivamente dal mainstream cosmopolita del dopo guerra, nonostante il pesante “peccato originale” filofascista.

Nae Ionescu
Iniziamo dal filosofo Nae Ionescu che, dalla sua cattedra all’Università di Bucarest, sarà maestro indiscusso delle effervescenti intelligenze di Mircea Eliade, Emil Cioran, Constantin Noica, Mircea Vulcanescu e che per alcuni anni diresse l’influente quotidiano Cuvântul. Aderirà ufficialmente alla “Guardia di Ferro” di Codreanu dal 1933, condividendo il suo auspicio a “plasmare un’identità nazionale e a sentirsi solidali con la causa della rigenerazione morale della società”. Più volte incarcerato per le sue idee politiche (nel febbraio 1938 Re Carol sospende la costituzione ed il 17 aprile 1938 fa incarcerare Codreanu, Nae Ionescu, Mircea Eliade e molti altri esponenti legionari) non rinnegherà mai le sue convinzioni e la sua adesione. Ionescu, pur facendo parte del milieu elegante e raffinato del paese, è considerato il faro intellettuale di più generazioni di studenti ed artisti rumeni, seduttore delle intelligenze più vivide, anche se viene più volte descritto dalla stampa internazionale come fortunato ed affascinante tombeur di aristocratiche ed attrici. Ionescu morirà relativamente giovane nel 1940, a 49 anni, per i postumi delle sue detenzioni carcerarie, sebbene alcune fonti prospettino un suo ipotetico avvelenamento da parte della Gendarmeria.

Mircea Eliade
Sicuramente il più noto in tutto il mondo tra i simpatizzanti legionari è Mircea Eliade, nato nel 1907, il più accreditato e prestigioso storico delle religioni del XX secolo, oltre che antropologo, letterato, romanziere. Scrive e parla correntemente in francese, tedesco, italiano, inglese, ebraico, persiano e sanscrito. Soggiorna in Italia nel 1927 e 1928, ammirando le realizzazioni sociali, architettoniche e culturali del fascismo. È influenzato dalla figura di Papini ed è amico del celebre orientalista Giuseppe Tucci, “l’esploratore del Duce”. Nel 1938 incontra a Bucarest Julius Evola, con cui intratterrà nel dopoguerra una lunga e fitta corrispondenza. I suoi articoli e saggi, molteplici, innovativi, documentati e penetranti, contribuiranno a forgiare l’assetto teorico ideale della “Guardia di Ferro”. Nel 1942, impegnato nella Legazione rumena di Lisbona, dà alle stampe “Salazar e la rivoluzione portoghese”, benevolo e lusinghiero nei confronti del regime corporativo di Salazar 30. Nel 1949 il tentativo di inserire due opere fondamenta li di Mircea Eliade, “Trattato di storia delle religioni” e “Tecniche dello yoga”, nella collezione viola della Einaudi scatena aspre reprimende e furiosi attacchi dei marxisti, che avversa vano le sue supposte simpatie reazionarie e filofasciste. Cesare Pavese, curatore della collana, finché è in vita difende invano la sua scelta di pubblicare queste due opere. Sarà solo dopo la sua morte che, nel 1952 e 1954, Einaudi pubblicherà questi testi penetranti e significativi della cultura filosofica e religiosa del Novecento, al termine di una meschina querelle fra intellettuali delle varie scuderie marxiste. Trasferitosi in USA, sarà dal 1957 prestigiosissimo professore di storia delle religioni nell’ateneo di Chicago. Dal 1960, insieme a Ernst Jünger, dirigerà la rivista internazionale “Antaios”, a cui collaboreranno dall’Italia Julius Evola, Ernesto De Martino e altri grandi pensatori.

Eugène Ionesco
Nome pesante è Eugène Ionesco, nato nel 1909, uno dei più grandi commediografi moderni. Un altro figlio spirituale del filosofo Nae Ionescu, fraterno amico di Mircea Elia de, Emil Cioran e Constantin Noica. Ama definirsi anarchico di destra e si batte per una rinnovata Romania, lontana tanto dalle suggestioni comuniste, quanto dal provincialismo e dalla sua asfissiante arretratezza sociale, economica e culturale. Fra il 1941 ed il 1944 lavora all’ambasciata rumena presso il governo collaborazionista francese di Vichy, pur avendo madre ebrea. La struttura e scrittura drammaturgica di Ionesco, spiazzante, innovativa ed a volte straniante, presenta aperture al paradossale, all’assurdo e al grottesco. Nonostante il successo ed il consenso di pubblico e di gran parte della critica i suoi molti eccellenti, dirompenti lavori teatrali, tradotti e messi in scena nei teatri di tutto il mondo, sconteranno sempre l’ostilità nei suoi confronti di Brecht, Sartre e del mainstream marxista, che avrà attacchi di bile quando Ionesco sarà incoronato “Immortale” con la sua inclusione nel 1970 all’Academie francaise.

Emil Cioran
Eccellente ed urticante prosatore nella lingua francese come Ionesco è Emil Cioran, saggista, filosofo, impareggiabile aforista, nato in Transilvania nel 1911 da padre pope ortodosso. Dal 1933 al 1935 vive a Berlino, ammaliato dal vitalismo e dal misticismo dei nazisti, influenzato da Leopardi, Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger, condividendo anche la teoria dell’assurdo di Ionesco. Dal 1935 al 1940 ha rapporti abbastanza stretti con la “Guardia di Ferro”, insieme alla sua famiglia. Nel dopoguerra sarà accusato di antisemitismo per alcuni testi pubblicati fra il 1936 e il 1937. Nel 1948 suo fratello Aurel Cioran sarà condannato dal regime comunista rumeno a 17 anni di carcere, 8 anni di lavori forzati e 9 in ospedale psichiatrico per non aver mai abiurato la sua fede in Codreanu e nel fascismo. Cioran, nonostante il successo letterario e la notorietà, nel dopoguerra vivrà in povertà, in semplicità ed esule in Francia, in un appartamento mansardato a Parigi in rue de l’ Odeon, 21. Unica concessione la sua ironia, il suo disincanto, la rabbia e la sofferta libertà di dare giudizi corrosivi ed al vetriolo su comunisti, marxisti e scialbi e pasciuti politicanti democratici. Sarà particolarmente caustico e paradossale nei confronti del “Papa laico” Sartre e del suo regno sulle lettere francesi. Raggiungerà fama mondiale scrivendo non in rumeno ma in un eccellente ed essenziale francese. Insignito del Premio Rivarol nel 1950, in seguito rifiuterà altri premi e riconoscimenti letterari.
Secondo quanto riferisce il romanziere spagnolo Fernando Savater (già autore di “Cioran lo sterminatore” nel 1974) Emil nel 1981 avrebbe addirittura rifiutato il Premio Nobel per la Letteratura, poi assegnato ad Elias Canetti (“21 rue de l’Odeon. Quando Cioran rifiutò il Premio Nobel”) in Contrattempi, edito in Italia da Laterza nel 2005.

Constantin Noica
Constantin Noica, nato nel 1909, filosofo, scrittore e poeta, sarà allievo fra i più brillanti di Nae Ionescu, membro dal 1932 al 1936 di “Criterion” con Mircea Eliade e referente per la filosofia dell’Istituto Romeno-Tedesco a Berlino dal 1941 al 1944. Nel 1938, mentre è a Parigi, vincitore di una borsa di studio, Noica viene a sapere dell’uccisione di Codreanu e del massacro degli altri esponenti guardisti e legionari. «In seguito all’assassinio di Codreanu aderisco al movimento, in segno di protesta», telegrafa immediatamente in patria da Parigi. Nel dopoguerra sarà oggetto di persecuzione politico-ideologica da parte delle autorità staliniste, che gli infliggeranno 25 anni di lavori forzati nel carcere di Jilava (tristemente noto per la detenzione di Codreanu) e dieci anni di residenze coatte. Sarà l’unico di queste grandi personalità a non poter lasciare la Romania dopo il 1945 e costretto per tutta la vita a risiedere al di là della cortina di ferro. Vintila Horia Più giovane, perché nato nel 1915, Vintila Horia, pseudonimo di Caftangioglu, simpatizza per il fascismo ed è innamorato dell’Italia. Studia giurisprudenza e lettere all’Università di Perugia. A 24 anni fonda a Bucarest una rivista letteraria e collabora alle testate nazionaliste del suo paese. Nel 1940 è nominato addetto culturale e stampa all’ambasciata di Roma. Uguale incarico ricopre dal 1942 all’agosto 1944 presso l’ambasciata di Romania a Vienna. Il 23 febbraio 1946 un tribunale speciale rumeno lo condanna in contumacia ai lavori forzati a vita, per aver supportato la “Guardia di Ferro” e l’alleanza con Italia e Germania. Nel dopoguerra si trasferisce a Firenze, dove familiarizza con Giovanni Papini e un giovane Sigfrido Bartolini.
Su Papini scriverà nel 1963 a Parigi una coinvolgente biografia, tradotta in molte lingue. Nel 1948 Juan Domingo Perón ed Evita lo invitano a trasferirsi in Argentina, dove insegnerà lingua e letteratura rumena presso l’ateneo di Buenos Aires. Dal 1953 risiederà nella capitale spagnola, insignito della cattedra di Letteratura Universale e Comparata del- l’Università di Madrid. Qui scriverà in francese il romanzo “Dieu est né en exil”, una trasfigurazione poetica delle vicissitudini e delle nostalgie del poeta latino Ovidio, negli anni dell’esilio augusteo a Tomi sul Mar Nero — amara e dolente trasfigurazione della persona- le lontananza di Vintila Horia dalla Romania. Il romanzo, pubblicato a Parigi nel 1960, ottiene un imprevisto e meritato successo di critica e di vendite, tanto che nel dicembre una giuria gli assegna il più prestigioso premio letterario francese: il “Goncourt”. Nelle settimane successive alla proclamazione della giuria, il quotidiano comunista “L’Humanité”, ripreso dalla stampa internazionale, scatena una violenta campagna giornalistica contro Horia, accusandolo di reiterato sostegno agli ambienti anticomunisti e neofascisti. Horia è costretto a malincuore a rifiutare il premio “Gon court”, che quell’anno non sarà assegnato ad altro romanziere: Vintila Horia, che insieme a Ionesco ho conosciuto bene di persona a fine anni Sessanta, ha pubblicato dal 1968 diversi romanzi e saggi presso editori italiani, tradotto da Orsola Nemi, moglie di Henry Furst, anche se padroneggia e scrive correttamente nella nostra lingua.

Carlo Sburlati

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