martedì 27 Settembre 2022

QUANDO UNA DISCRIMINAZIONE DIVENTA GIUSTIFICABILE?

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Davvero mi è impensabile accettare le limitazioni sempre più abnormi ed irrazionali.
Impensabili, indipendentemente dall’idea personale che si possa avere sui vaccini.
Stiamo parlando di vincoli che pregiudicano la normale vita di chiunque: dal ristoro di prendersi una bevanda calda al bar o usare i servizi igienici, la necessità di usare un mezzo pubblico, il diritto a svolgere il proprio lavoro, frequentare aree studio, andare in banca e in posta, fare attività sportiva… Tutto questo in ragione di cosa?
Quale rischio CLAMOROSO comporterebbe una persona non vaccinata e asintomatica che fa tutto ciò? Fuori dal terrorismo, ci ricordiamo vero che una persona non vaccinata di per sé non è pericolosa?
C’è la possibilità (non certezza) che contrarrà il virus, c’è poi la possibilità (non certezza) che diventerà contagiosa, c’è la possibilità (piccola) che sarà contagiosa pur in assenza di sintomi e che quindi in quelle attività che quotidianamente affronta possa contagiare altre persone senza poterlo sapere (possibilità che va calcolata al netto di tutte le misure di contenimento del contagio che comunque a tutti è chiesto di rispettare e al netto del fatto che il rischio zero di contagio non esiste).
Proseguendo nell’ipotesi, qualora la persona sia contagiosa non è certo che le altre persone vicine si contageranno ed anche in caso di contagio non è certo che si ammaleranno; pur ammalandosi non è certo che si ammaleranno gravemente; pur ammalandosi esistono i medici che sanno prendersi cura dei malati e spesso li guariscono.
Mi sembra quindi che in questa catena di possibilità su cosa accadrebbe se un non vaccinato fosse libero di circolare sia molto più probabile la sequenza in cui nessuno si farebbe del gran male.
Certo esiste anche la possibilità che qualcuno contagiato si ammali e muoia, ed è terribile ed ingiusto.
Certo questa possibilità rimarrebbe anche se i non vaccinati venissero esiliati, imprigionati o eliminati.
Certo questa possibilità rimarrebbe anche se il covid stesso venisse esiliato, imprigionato o eliminato. Se non dobbiamo negare che di covid si possa morire, non dobbiamo neanche negare che ognuno, ogni giorno, in mille modi possibili potrebbe morire o concorrere, senza dolo, alla morte altrui.
Ora credo che uno Stato e la responsabilità collettiva dovrebbero proteggere dai rischi clamorosi e deliberati che qualcuno sia fatalmente pericoloso per altri, solo in quei casi potrebbero legittimamente intromettersi nella libertà individuale.
È qui sta il nocciolo della questione: per abbassare di poco, forse (*), il rischio di contagio riteniamo lecito che alcuni siano privati di diritti fondamentali? diritti che acquisiamo con la nascita e che meritiamo incondizionatamente, diritti di circolare, di ristorarsi, di lavorare, di studiare, di entrare in un negozio, di stare insieme, di recarsi in posti pubblici, di assistere ad uno spettacolo…?
Su quale bilancia quella piccola possibilità di ridurre il contagio da covid vale davvero il prezzo dell’esclusione di altre persone che non sono né omicidi né francamente PERICOLOSE?
E ciò vale anche il prezzo di un clima civile saturo di frustrazione, angoscia, caccia ai colpevoli e agiti rivendicativi?
Vale il prezzo emotivo di chi si sente derubato dei diritti che dovrebbe avere in quanto persona?
Vale il prezzo di umanità che perdiamo quando cominciamo a ragionare differenziando tra “meritevoli” di cura, di accesso, di circolazione ed in cui contiamo il “denaro sperperato” necessario per curare anche le persone non vaccinate (o non vaccinate da più di 4 mesi).
Vale il prezzo di vivere oltre due anni bombardati da angosce di morte continue e abituandosi a vedere l’altro e Sè stessi come portatori di morte e contagio? E vale poi venire illusoriamente rassicurati da chi ha un greenpass valido?
L’altro che è sempre meno umano e sociale, perché sì, anche l’uso prolungato di una mascherina che cela il volto ha delle importanti conseguenze, e purtroppo non è una misura preventiva a costo zero.
Abbiamo idea di quale sia l’effetto long-covid di tutto questo clima e questa politica?
Io fantastico ancora una enorme, clamorosa marcia indietro, riconoscendo come l’angoscia e il senso di impotenza abbiano slatentizzato le parti peggiori e meno pensanti dei potenti, delle masse e dei singoli.
Fantastico un ritorno della tolleranza del diverso, del rispetto dell’umano e della fiducia nella vita.
Se ci limitassimo a rispettarci con il buon senso? Senza limitare o forzare per legge nessuno, ma dando l’accesso alle cure e alla prevenzione a chiunque lo desideri, chiedendoci il buon senso di starcene a riposo in presenza di sintomi?
Questo potrebbe averci ricordato il covid: fermaci quando non stiamo bene per il tempo che ci è necessario per ristabilirci e per evitare di mettere altri in pericolo.
In una società sana, nel quotidiano, ciascuno dovrebbe poter scegliere per sé l’equilibrio che preferisce tra rischio di vivere e sicurezza di sopravvivere. Ci sarebbe un sano pudore per aree intime, alcune scelte potrebbero rimanere private se uno lo desiderasse e certamente non gli precluderebbero tante possibilità.
Sono io stessa esausta e nauseata da questi discorsi, sono stufa di parlare e di pensare a questo, ma trovo pericolosissimo che per la stanchezza di parlarne si finisca per far finta di niente, tacitamente accettando e collaborando o, peggio, per omertà chiudendo gli occhi perché “non riguarda me che il greenpass rafforzato ce l’ho”.
Non è facendo finta di niente che la situazione finirà, tutt’altro.
Oggi scrivo perché vorrei che tutti continuassimo a fare la fatica di pensare e porci domande per riflettere su ciò che sta succedendo, perché riguarda tutti: greenpass rafforzato, dimenticato, scaduto o mai avuto.
(*) forse perché: gli studi sulla contagiosità dei vaccinati e non vaccinati sono controversi e nessuno parla di differenze clamorose; i contagi si propagano perlopiù in ambienti familiari quindi nei luoghi in cui il greenpass non arriva.
I casi in cui a contagiare siano soggetti asintomatici sono sporadici, mentre per i sintomatici, vaccinati o no, c’è il buon senso che esula dal greenpass.
Non c’è nessuna motivazione a prova di bomba per giustificare l’efficacia diretta del greenpass nella prevenzione del contagio, un aspetto che è riconosciuto persino da molti sostenitori dello stesso. Esplicitandone quindi l’utilità prettamente ricattatoria.
è questo uno modo di amministrare e legiferare sano? il migliore che abbiamo e a cui auspicare?
Alla luce di tutto questo non vi si arrovella il fegato per il protrarsi e l’inasprirsi di queste politiche scellerate e coattivamente contraddittorie?
ALESSIA VALNEGRI VALENTINI
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1 COMMENTO

  1. Complimenti! Davvero un bell’articolo, che condivido in pieno. Se qualcuno mantiene il cervello in funzione, forse non è ancora tutto perduto!

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