martedì 28 Settembre 2021

Un 2021 che nasce “strano”

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L’ANNO CHE VERRA’

Prendiamo a prestito le prime parole di una famosa canzone del grande Lucio Dalla, per cercare di capire, non già dove ci porterà questo 2021, ma come potremo vivere il nostro prossimo futuro; quel futuro che, ad oggi, resta la sola unica nostra speranza.
Speranza nei vaccini, che ancora suscitano molte perplessità sia per la loro efficacia che per la loro distribuzione tra l’Italico popolo.
Dal Marzo 2020 ha avuto inizio una specie di calvario che ad oggi non pare essere avviato a conclusione, non solo da noi, ma in tutto il mondo; con crisi economiche, morti, situazioni di incertezza per qualsivoglia attività umana. La famosa frase “del doman non v’è certezza” che tutti noi abbiamo imparato sui testi letterari delle superiori, si addice appieno all’attuale situazione del nostro e di tanti Paesi di questa bene amata Terra, che ci ospita da millenni e che, forse, stanca della nostra irrequietudine, ogni secolo ci manda puntualmente un segnale di stop, di rallentamento della nostra esuberanza.
Questo segnale, ad oggi Covid 19, sembra ideato da extraterrestri estremamente intelligenti, poiché ha la capacità di trasformarsi, e mutare in continuazione, senza dare certezze di come si “agganci” all’uomo, di come “viaggi” nell’aria e di come aggredisca in maniera lieve o pesante quel corpo nel quale si è introdotto.
Qui da noi, pur tra i tanti proclami e gli altrettanto “battezzati” eroi (personale sanitario escluso), forse non si è ancora riusciti ad agganciare il capo del lungo filo che nel frattempo si è andato srotolando. Si rincorre più che anticipare, si spera anziché agire perché un qualcosa possa accadere come dovrebbe, Si creano “commissari straordinari” che poi tanto straordinari non paiono proprio essere.
Alla paura della malattia si aggiunge incertezza, disagio sociale, povertà, negazione delle libertà di movimento; quando, forse, sarebbe potuta bastare una robusta campagna di informazione comportamentale, con poche regole, ma fatte scrupolosamente rispettare. Colorare l’Italico suolo di giallo, arancio o rosso non pare essere la soluzione ottimale, se su questa colorazione non si costruisce una campagna di informazione comportamentale; campagna che chiarisca come ed in che maniera ci si deve adattare ad una nuova socialità, a nuovi modi di relazionarsi.
Chiudere molte attività commerciali e mettere sul lastrico, o quasi, interi comparti commerciali o turistici comporta non solo una stato di disagio, ma anche, una crescente rabbia dettata dall’impotenza di poter reagire a questo stato di cose.
E questa condizione porta le persone a comportamenti contrari a quelli che si dovrebbero tenere per allontanare i contagi.
Responsabilizzazione delle persone, messa in atto di tutti gli strumenti necessari ad evitare gli assembramenti e controllo, tanto controllo, non punitivo, ma informativo, verso coloro che ancora non hanno piena coscienza di cosa sta avvenendo ed è già avvenuto.
Se per una malaugurata ipotesi dovesse interrompersi o rallentare tutta la catena alimentare, sarebbero guai seri per tutti, sia per i rifornimenti alimentari che alla catena di distribuzione alla gente. Stesso discorso per medicinali, servizi pubblici e tutte quelle cose che non nascono come i funghi dopo la pioggia, ma che sono frutto di una lunga catena che non può interrompersi.
Su queste cose è necessario ragionare e far ragionare le persone. Il nostro “io”, grande o piccolo, deve misurarsi con un pericolo uguale per tutti, un pericolo invisibile, ma molto forte e sempre presente, un pericolo che assolutamente non è da sottovalutare.
Ci saranno, anzi ci sono, i vaccini, ma la strada è ancora lunga e difficile con tante problematiche ancora da risolvere, con tanti ingranaggi che ancora non girano nel verso giusto. Solo in Autunno, forse, sapremo se la strada imboccata ci condurrà verso l’uscita dalla galleria, ma anche allora ed anche nella situazione migliore, non si potrà sapere se, e per quanto tempo, saremo al sicuro da questo virus che, nonostante gli “affrettati” vaccini, ancora poco conosciamo.
Prudenza e pazienza, governati preparati e pronti ad assumere con decisione i propri incarichi, senza tante conferenze stampa e senza tanta televisione.
Il problema è grande e necessita, perciò, di grandi persone per trovarne una via sicura di uscita. L’anno che verrà, non questo, ci presenterà il conto, ci costringerà a tirare le somme del nostro operato, come cittadini e come governati, ognuno con i propri ruoli e responsabilità, ma tutti chiamati ad un grande sforzo comune.
Ne usciremo, certamente sì, ma il come è ancora tutto da vedere e da conoscere.

PIER MARCO GALLO

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