sabato 26 Novembre 2022

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Premio Acqui Storia – Sezione Romanzo Storico

A chiusura della trilogia delle Stelle Danzanti (iniziata con Il romanzo dell’impresa fiumana e proseguita con Fino alla tua bellezza), Gabriele Marconi ci porta con il suo romanzo storico tra il 1943 e il 1945, a rivivere gli anni della guerra civile in Italia attraverso gli occhi di tre giovani ventenni che, nel momento in cui gli italiani, alla caduta del fascismo, vengono chiamati a fare una scelta di campo fondamentale, non hanno dubbi sul da farsi: una scelta non frutto di ragionamenti o di calcoli sul proprio futuro (a metà 1943 la sorti della guerra sono ormai chiare, con gli Alleati che avanzano su tutti i fronti rispetto alle potenze dell’Asse), ma presa in quanto “ci sono cose che vanno fatte perché le credi giuste”, come spiega con decisione uno dei protagonisti a chi gli chiede il motivo della scelta di indossare la divisa grigioverde di quelli che poi diventeranno i reparti militari della Repubblica Sociale Italiana.
Il romanzo è collocato temporalmente nella primavera romana del 1979 e la voce narrante è quella di Giulio Jentile (ormai anziano, già noto ai lettori delle precedenti opere dell’Autore). La storia prende avvio dalla richiesta di Giulia, studentessa e fidanzata del nipote di Giulio, Giaco, che, al fine di scrivere una tesina sui militari della Repubblica Sociale concessa dalla professoressa al termine di un vivace dibattito con la ragazza a scuola, chiede a Giulio di raccontarle quanto sa: lui acconsente alla richiesta, anche se per farlo dovrà attingere ai diari del figlio Junio (padre di Giaco), morto di cancro qualche anno prima.
Ed è qui che ha inizio la storia struggente e avvincente di tre amici giovanissimi che non riescono a concepire e a giustificare il combattere contro uomini insieme ai quali per anni avevano combattuto fianco a fianco: perché l’onore (insieme all’amicizia e all’incoscienza) è il valore che guida le loro scelte e pervade l’intero romanzo, un valore che appare molto lontano da quelli che oggi appaiono dominanti in una società sempre più relativista e fluida.
Lo stile di scrittura si presenta scorrevole e piacevole, con l’articolazione in brevi capitoli che aiuta il lettore a essere guidato dall’Autore attraverso la trama del romanzo: le scene si susseguono in un crescendo di emozioni e senza mai pause o cali di attenzione. Ci si ritrova catapultati nella vita quotidiana di tre ventenni romani degli anni quaranta del secolo scorso: dalle pagine del libro traspare lo sforzo dell’Autore di immedesimarsi proprio in quei giovani. Operazione non semplice, visto che si tratta di una generazione diversa dalla Sua, ma pienamente riuscita si potrebbe dire. Come emerge un attento lavoro di studio per la ricostruzione storica dei luoghi e degli avvenimenti.
Per concludere, una lettura consigliata a tutti, in particolare ai ragazzi e alle ragazze con la curiosità e la voglia di approfondire un periodo tra i più tragici e drammatici della nostra storia nazionale, visto qui con gli occhi di chi scelse la parte “sbagliata”.

Claudio Bonante

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