martedì 18 Maggio 2021

LO SPORTELLO LEGALE

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Rubrica a cura dell’Avvocato Graziano Mallarino

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Ho sentito che i DPCM sono incostituzionali e che si può fare ricorso contro una multa per violazione del coprifuoco, ottenendone l’annullamento. E’ vero? 

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha portato alla limitazione e compressione di alcuni diritti sanciti dalla nostra costituzione, su suggerimento della comunità medico-scientifica. Ci si è domandato se per motivi sanitari possano essere limitati tali diritti e se sia sufficiente un DPCM in tal senso.
Vediamo innanzi tutto quali sono i diritti fondamentali che sono stati limitati.
E’ stata limitata la libertà di circolazione e soggiorno e cioé il diritto di spostarsi liberamente su tutto il territorio italiano, mediante l’introduzione di divieti di spostamenti da regione a regione o anche di uscire fuori dal comune di residenza. La libertà di circolazione è prevista dall’art. 16 della Costituzione, che a dire il vero prevede la possibilità di introdurre limitazioni per motivi di sanità o di sicurezza.
E’ stata indirettamente limitata la libertà di riunione prevista dall’art. 17 della Costituzione, impedendo gli assembramenti e la presenza contemporanea di un certo numero di persone in un determinato luogo.
E’ stata addirittura limitata la libertà personale, che l’art. 13 della Costituzione sancisce come inviolabile. E’ consentita la restrizione della libertà personale solo con provvedimenti motivati dell’autorità giudiziaria (ad esempio sentenze di condanna alla reclusione), eppure già lo scorso anno era stata prevista la quarantena per persone che avessero avuto contatti stretti con affetti da covid e più recentemente è stato addirittura previsto il coprifuoco e cioé l’obbligo di permanenza domiciliare tutti i giorni tra le 22 e le 5.
Non da meno, la chiusura per un determinato periodo di alcune attività produttive e commerciali impedisce a molte persone di lavorare, nonostante la Costituzione all’art. 1 sancisca che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e all’art. 4 che tutti i cittadini italiani hanno diritto di lavorare e che lo Stato debba promuovere le condizioni che rendano effettivo tale diritto.
Vi è da dire però che anche il diritto alla salute è considerato un diritto fondamentale che deve essere tutelato sia nell’interesse del singolo che della collettività, ai sensi dell’art. 32 della Costituzione.
Si è allora ritenuto che quando sussista un contrasto tra interessi costituzionalmente rilevanti, la Pubblica Amministrazione deve operare un bilanciamento tra i vari interessi. Deve quindi valutare se sussista un interesse prevalente rispetto ad un altro in quel determinato periodo storico, bilanciando quindi gli interessi anche tenendo conto del principio di adeguatezza.
L’applicazione del principio di adeguatezza comporta che non possano venire prese misure eccessive e sproporzionate, restringendo troppo alcuni diritti costituzionali per favorirne altri all’eccesso. La compressione di un diritto deve essere congrua per raggiungere un determinato scopo, ma deve comunque rappresentare il minor sacrificio possibile.

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