martedì 28 Settembre 2021

AFGHANISTAN, CLIMA, COVID E ALTRO

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Se ci fermiamo un attimo a riflettere sull’andamento di questa nostra cara vecchia Terra, ci rendiamo conto che le cose non stanno andando affatto bene.
La frenesia degli spostamenti, agevolati dall’evolversi delle tecnologie, l’immediatezza delle comunicazioni che in poco meno di un secondo possono raggiungere ogni angolo del globo, le comodità che in maniera sempre maggiore stiamo concedendoci, hanno un prezzo poiché, come si sentiva dire tempo fa, saggiamente, ogni positivo ha il suo negativo.
Si “proclama” sempre più spesso che di Terra ne abbiamo una sola, ed è pur vero. Ma poi, di questa Terra, alla stragrande maggioranza dei miliardi di occupanti, frega ben poco.
Ci siamo “imbarcati” in conflitti ventennali per motivazioni che vanno ben oltre la pura lotta al terrorismo che aveva colpito una delle nazioni più progredite.
Ci siamo illusi che il nostro modello di vita, di società, fosse esportabile e sovrapponibile a quello di altri territori da sempre governati, o meglio retti, da equilibri estremamente diversi da quelli che noi conosciamo e da tradizioni che si perpetuano nei secoli.
Il risultato è stato sì quello di eliminare una persona che era a capo di una organizzazione terroristica, ma poi, in fondo, tutto è finito lì. Perché, alla prova dei fatti tanti anni di addestramento, tante vittime e tanti soldi spesi, non hanno portato il minimo frutto, anzi hanno creato una situazione internazionale ancora tutta da mettere pienamente in luce, anche se i presupposti per il futuro, non sono  proprio quelli che si era immaginato, e  ci sono già tutti.
I nostri padri ed i nostri nonni nel momento del pericolo o quando erano chiamati a farlo, hanno preso le armi, giusto o meno che fosse, ed hanno combattuto, combattuto anche per degli ideali che credevano giusto mantenere.
Ad oggi, e da qualche tempo, si fugge dalla guerra, dalla dittatura, dalla povertà e da tante altre cose, senza tentare la minima reazione, senza cercare di dar voce e forza alle proprie idee e tradizioni quando vengono messe in pericolo. Si fugge, si parte per territori che si pensa siano migliori, più accoglienti, più liberi.
Ma poi spesso ci si trova a dover convivere con situazioni che sono di danno sia per chi arriva che per chi in quei territori risiede. Accogliere è una gran bella parola, piena di slanci emotivi per qualche parte sinceri e per qualche altra parte portatori di interessi economici di taluni gruppi che da tali situazioni traggono consistenti vantaggi economici.
Anche il clima sulla nostra Terra sta progressivamente mutando: vuoi per l’impatto delle attività umane e per quanto le stesse sprigionano in atmosfera, ma vuoi anche per un qualcosa di ciclico che fa seguire periodi più freddi, come negli anni’50, a periodi di progressivo riscaldamento. Forse si potrebbe fare qualcosa o forse no. Difficile dirlo.
Ma certamente non c’è uno sforzo comune nel cercare di contrastare le emissioni che le nostre attività immettono nell’atmosfera. Quest’ultimo slancio verso il “green” pare più sorretto da una moda che da una effettiva svolta. Stiamo fortemente pubblicizzando la mobilità elettrica delle auto. Bene, ma dove sono finite tutte le merci che in passato transitavano sulle rotaie della ferrovia? Sono finite sui Tir che non viaggiano certo ad elettricità. E sono finite sui Tir perché nei decenni passati si è voluto agevolare un certo tipo di industria, giusto o meno che fosse.
Anche i nostri tanti canali navigabili che consentirebbero il transito di chiatte sui fiumi maggiori della pianura Padana sono stati soppiantati da ponti autostradali, da viadotti che, attraversandoli, li rendono inutilizzabili. Quindi è chiaro che da una parte si predica bene, ma dall’altra si privilegia l’interesse dei grandi gruppi industriali. Un solo treno merci di una trentina di vagoni potrebbe sostituire altrettanti Tir con notevole beneficio per l’ambiente. Le famigerate “bombe d’acqua” i tornado, gli uragani che stanno portando enormi danni in tutto il mondo sono fenomeni che hanno sempre interessato il mondo, magari in maniera meno frequente. Ma la cementificazione, il restringimento o interramento dei corsi d’acqua hanno sicuramente una buona parte della colpa di quanto succede.
A tutte queste non buone notizie da quasi un paio d’anni si aggiunge il Covid. Una pandemia mondiale che ha messo a dura prova tutto quanto ci si era abituati ad avere come quotidianità.
Ma, e soprattutto, è l’economia che ne ha risentito e ne risentirà per parecchio tempo. L’Italia non si è fatta trovare molto preparata in quei mesi iniziali del 2020. Decisioni contrastanti e, forse, uomini poco adatti a gestire questa grave emergenza, uomini che non hanno saputo cogliere le gravità del momento, consentendo al virus di agire pressoché indisturbato e diffondersi con un’impressionante rapidità ed un altrettanto impressionante numero di morti. Ad oggi, con qualche poltrona che ha cambiato di occupante e, piaccia o no, con dei vaccini a disposizione, le cose stanno migliorando.
Ma a nostro modesto avviso sarebbe necessario mantenere ancora delle precauzioni, avere dei comportamenti più attenti e non credere che la nostra quotidianità sia tornata quella di prima. Sarebbe un errore gravissimo, che potrebbe costarci caro. La parte di popolazione contraria al vaccino, al grido di libertà sta volontariamente o meno facendo un cattivo uso di quella libertà che tanto sbandiera, di mostrandosi, per certi aspetti, più simile ai peggiori dittatori che perseguono chi non è allineato al loro pensiero.
Non è certo in queste poche righe che si possono compiutamente sviscerare quelli che sono attualmente, a nostro avviso, le maggiori criticità poiché sarebbe necessario parlare del “reddito di cittadinanza” che doveva creare lavoro ed invece ha creato fannulloni e profittatori. Sarebbe necessario parlare della nostra giustizia spesso poco giusta e comprensibile e delle carceri che non si sa bene a cosa siano ridotte.
Sarebbe anche necessario parlare dei tanti ostacoli che la popolazione meno giovane si trova ad affrontare ogni giorno poiché non ha dimestichezza con le “app”, con la moneta elettronica con i “call center” dominati da numeri e non da persone.
Sarebbe necessario parlare dei quotidiani tentativi di truffa telefonica o delle difficoltà nel poter accedere, come una volta, ai vari uffici. Il nostro mondo non è fatto solo di giovani esperti nell’uso dei nuovi sistemi di comunicazione e di gestione delle cose della quotidianità.
Ci sono anche gli anziani da tenere in considerazione e da rispettare meglio e di più di quanti, a vario titolo, si presentano sulle nostre coste.

Pier Marco Gallo

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