giovedì 24 Giugno 2021

(IN)CAUTE APERTURE

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“Lo scopriremo solo vivendo”, recitava una canzone di una trentina di anni fa, ed oltre, del grande Lucio Battisti.
Ed anche noi, tra non molto, massimo un paio di settimane, scopriremo se questa “fiduciosa” apertura, una specie di liberi tutti, che dir si voglia o meno, produrrà i tristi frutti indesiderati.
La premesse non sono certo le migliori poiché, se è pur vero che nei contagi e per fortuna nei decessi, la numerica è in leggera discesa, è altrettanto vero che, come accaduto in Sardegna, sono bastate un paio di settimane di “libertà” per ritornate al via, come in un grottesco gioco dell’oca. Se nel 2020 le chiusure erano state rigorose e la paura aveva preso molta parte della popolazione, ad oggi 2021, gran parte della popolazione ha come somatizzato la paura, facendo prevalere il senso di libertà, di ritorno al “come prima” in questo aiutata da una disarmante scarsità di controlli.
Si tratta, ed appare evidente, di conciliare la pandemia con l’evitare la distruzione di tutto un intero settore lavorativo che, presumibilmente, potrebbe fare più danni del virus stesso, ora che le vaccinazioni, paiono aver preso una sensibile accelerazione e, stranamente, è ritornata in campo la Protezione Civile, ci sono le mascherine, i disinfettanti, i presidi per il personale sanitario che prima, misteriosamente, erano quasi scomparsi, come una specie in via di estinzione.
Ma, come in tutte le cose ci vuole moderazione, senso della misura, consapevolezza che il virus circola sempre; magari meno virulento e mortale, avendo già mandato al creatore circa 130.000 esseri umani per lo più di età avanzata.
Le scene della cosiddetta “movida” sono lo specchio della poca intelligenza delle persone, intente ad ammassarsi laddove ora non si potrebbe più, intente a festeggiare uno scudetto pallonaro all’antica maniera, senza che le forze dell’ordine potessero intervenire, e se ne comprende il motivo, per non aggravare maggiormente la situazione.
L’intelligenza, per fortuna, anche se da una sola parte, c’è stata.
Si può, anzi, si potrebbe tornare ad una relativa normalità solamente rispettando tutti, ma proprio tutti, poche ed elementari regole come tenere sul volto una mascherina, stare un pochino lontano gli uni dagli altri, non uscire se non ci si sente bene, non cercare di fare quello che sino al marzo 2020, si è sempre fatto.
Si vince o si perde tutti assieme, ed ogni passo indietro è una sconfitta per tutti, ma anche un disagio per le tante attività che devono riprendere e possibilmente camminare con le proprie gambe, senza più bisogno di sussidi o cassa integrazione che tappano dei buchi, ma non risolvono il problema.
La maturità di un popolo ed in specie dei nostri giovani si misura dai comportamenti e non dalle parole, si misura in consapevolezza e non in un “far finta di niente”. Una goccia di acqua gelata sul capo non produce alcun fastidio, ma diversi milioni di queste gocce gelate calate contemporaneamente sulla testa fanno ben altro effetto.
Ecco la sintesi del come comportarsi, del come mantenere queste nostre piccole libertà, questi nostri piccoli passi in avanti, queste piccole forme di aiuto e rispetto per il lavoro degli altri, per il lavoro di tante persone che, non di “Reddito di Cittadinanza” si sono nutrite, ma di lavoro proprio, di fatica quotidiana, di reddito prodotto con le sole proprie forze.A queste persone, anche se magari in passato di tasse ne avranno pagate un poco meno, dobbiamo rispetto, dobbiamo dire grazie per averli trovati al mercato rionale nelle mattinate gelide o nelle mattinate afose, per averle trovate gentili nel loro negozio o nel loro ristorante, a servirci con un sorriso anche dopo dieci ore di lavoro, a consigliarci un tipo di frutta o un paio di scarpe, a venderci un bombolone o le caldarroste e via dicendo. Pensiamoci a tutte queste persone quando facciamo i furbetti, quando facciamo finta di niente di fronte alle lunghe file di persone in attesa di un piatto di pasta.
Pensiamoci noi fortunati sopravvissuti al virus ed alla povertà, dispiaciuti solo perché c’era una fila lunga per andare al mare o tutti i ristoranti erano prenotati. Pensiamo ci e comportiamoci come si deve.

Pier Marco Gallo

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